A trentadue giorni dall’inizio dell’offensiva congiunta Usa-Israele contro l’Iran, Donald Trump continua a oscillare tra toni trionfalistici e segnali di disimpegno. Sul suo profilo su Truth Social e poi in un’intervista a Cbs News, il presidente americano ha lasciato spazio alle solite ambiguità, parlando di una guerra “quasi vinta” ma di tempistiche ancora incerte per il ritiro delle truppe, di uno stretto di Hormuz forse non più così importante dal punto di vista americano, e lasciando aperta un’incognita sull’uranio di Teheran.
Il nodo Hormuz
“A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo e basta” aveva scritto stamani Trump su Truth.
Al corrispondente di Cbs News alla Casa Bianca Weijia Jiang, il presidente americano ha poi chiarito di “non essere ancora pronto” ad abbandonare l’opzione di forzare l’apertura dello Stretto. Secondo il Wall Street Journal, però, un’operazione di questo tipo potrebbe essere rimandata alla fine del conflitto, anche perché lo Stretto sarebbe di scarsa importanza per l’economia statunitense.
Veleno sugli alleati
Trump ha poi attaccato a più riprese gli alleati, dalla NATO, giudicata “terribile”, al Regno Unito, “che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran”, fino alla Francia, che secondo il presidente Usa non avrebbe permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio. “La Francia si è dimostrata molto poco collaborativa. Gli Stati Uniti se ne ricorderanno!” ha minacciato. Fonti militari francesi hanno però smentito la chiusura dello spazio aereo.
La tabella di marcia
Quanto alla fine del conflitto, secondo Trump “non ci vorrà molto”: la guerra sarebbe “due settimane in anticipo sulla tabella di marcia” e Teheran avrebbe perso “tutto ciò che possedeva” sul piano militare.
“Abbiamo avuto un cambio di regime totale”, ha insistito poi con l’inviato della Cbs. “Queste persone sono diverse da chiunque abbia mai sentito prima e, francamente, sono state più ragionevoli”.
Quanto al ritiro, non ha però saputo indicare tempi certi, né ha voluto chiarire se la distruzione delle scorte di uranio arricchito sia o meno un obiettivo imprescindibile. Sul punto ha però ammesso delle difficoltà tecniche: il materiale è “sepolto così in profondità” da rendere qualsiasi operazione estremamente complessa.
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