Un ritratto crudo emerge dal documentario che mostra il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante gli interrogatori per l’indagine di corruzione. “The Bibi Files“, opera della regista Alexis Bloom, solleva il velo su una gestione del potere trasformata in un sistema di privilegi personali. Mentre in Italia la pellicola resta inaccessibile, i contenuti rivelano una realtà fatta di richieste continue a facoltosi imprenditori in cambio di favori normativi o fiscali. Il Primo Ministro appare convinto della propria intoccabilità, protetto da una fitta rete di interessi che la guerra attuale sembra aver congelato, allontanando la resa dei conti con la magistratura.
Sigari e codici segreti per nascondere il lusso
Le indagini, partite circa dieci anni fa, hanno raccolto prove schiaccianti su un giro di doni preziosi. Tra i testimoni spicca Hadas Klein, assistente di magnati coinvolti nello scandalo, che descrive un protocollo rigido: nessuno poteva varcare la soglia della residenza Netanyahu senza un omaggio adeguato. Si parla di intere casse di sigari Cohiba, dal valore di migliaia di dollari, che il premier pretendeva venissero consegnati in borse anonime per evitare sguardi indiscreti. Per comunicare queste voglie, la coppia utilizzava un linguaggio cifrato: “foglie verdi” per il tabacco pregiato e “pinks” per lo champagne rosato. Davanti agli inquirenti, Netanyahu ha scelto spesso la via del silenzio o della scarsa memoria, ostentando un atteggiamento di sfida verso le forze dell’ordine.
Il potere nell’ombra della First Lady
Al centro di questo sistema non c’è solo il leader del governo, ma anche sua moglie Sara. Il documentario la descrive come la vera stratega della famiglia, capace di influenzare nomine e decisioni politiche. Testimonianze di ex collaboratori spiegano il profilo di una donna che vive nel lusso estremo, con una passione smodata per le bollicine francesi e i gioielli di diamanti. Sara avrebbe preteso monili costosi da miliardari come Miriam Adelson e Aron Milchan, vedendo in questi doni un tributo dovuto al loro rango. Durante gli interrogatori, la donna ha reagito con estrema rabbia, accusando la polizia di voler abbattere un leader ammirato a livello globale per fini politici.
Le questioni giudiziarie
Il futuro giudiziario di “Bibi” resta incerto, intrappolato tra tre processi principali. Le accuse spaziano dalla frode alla corruzione, mentre la difesa tenta di rinviare ogni udienza citando motivi di sicurezza nazionale. In questo scenario, emerge anche il sospetto di campagne d’odio orchestrate per intimidire i testimoni chiave. Nonostante le pressioni per ottenere una grazia presidenziale, sostenute dal presidente americano Donald Trump, la strada appare in salita. La legge israeliana richiede infatti un’ammissione di colpa e la restituzione del maltolto, condizioni che il premier non sembra ancora disposto ad accettare mentre la guerra continua a fare da scudo ai suoi guai legali.
Leggi anche: Mattanza di femminicidi: sono 7 le vittime da inizio anno
Seguite La Sintesi sui nostri social!
