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sabato 18 Aprile, 2026
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Il Pirellone ricorda Bossi ma le opposizioni lasciano l’aula

Scambio di accuse dove venne eletto il figlio Renzo. Salvini: ''Sinistra vergognosa ma è minoranza''

Da Silvia Forconi
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La commemorazione di Umberto Bossi nel Consiglio regionale della Lombardia si è trasformata in un campo di battaglia tra chi da una parte il ricordo commosso di chi vede in lui il “Padre del Nord”, dall’altra il silenzio di chi ha scelto di abbandonare l’aula per non onorare un leader segnato dalle condanne giudiziarie.

Nell’aula di Palazzo Pirelli è sembrato di tornare negli anni ’90, quando i consiglieri della Lega hanno legato ai microfoni i fazzoletti verdi, un gesto identitario in memoria del fondatore. Ma non appena il governatore Attilio Fontana ha preso la parola, i rappresentanti di PD, M5S, AVS e Patto Civico sono usciti in massa, lasciando i banchi della minoranza deserti proprio nel momento del commiato.

Fontana ha cercato di tratteggiare il profilo di un uomo capace di dare voce a un territorio dimenticato, ma la sua voce è risuonata in un’aula sostanzialmente vuota. “Bossi è stato un uomo di visione”, ha scandito, “un’intuizione che oggi è patrimonio di chi crede nell’autonomia”. Nei corridoi, però, la tensione è esplosa. Per il dem Paolo Romano, la scelta è morale: “Siamo ancora qui a commemorare Bossi dopo tre condanne per truffa allo Stato? I condannati non si glorificano”. Pronta la replica velenosa di Pietro Bussolati (PD) ai leghisti: “Lo avete tradito voi, Bossi”.

Il riverbero dello scontro è arrivato subito a Roma dove Matteo Salvini ha parlato di “odio e furore ideologico”, definendo la sinistra “vergognosa e disumana”. Lo scontro di oggi dimostra che, a distanza di decenni, la figura del Senatur resta un magnete per le polemiche, capace di far tremare le pareti del Palazzo anche nell’ora dell’ultimo saluto.

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