Il taglio delle accise sui carburanti finisce sotto accusa. Non dall’opposizione, ma dal Fondo monetario internazionale. Il giudizio è netto: una misura costosa, poco efficace e capace di favorire anche chi non ha bisogno di sostegno. In altre parole, soldi pubblici distribuiti senza distinguere tra chi fatica ad arrivare a fine mese e chi può permettersi di pagare prezzi più alti.
L’FMI riconosce all’Italia gli sforzi fatti per migliorare i conti, con deficit e debito in calo. Ma sulla scelta di ridurre le accise non fa sconti. Secondo il direttore del Dipartimento europeo, Alfred Kammer, si tratta di interventi «imprudenti» perché non mirati. Il rischio è chiaro: aiutare in modo sproporzionato le famiglie con redditi più alti, che consumano più energia e carburante, mentre le risorse pubbliche dovrebbero concentrarsi su chi è davvero in difficoltà.
Il messaggio è anche politico. Paesi con debiti più bassi, come Danimarca e Svezia, hanno margini per sostenere l’economia. Italia e Francia, invece, devono muoversi con cautela. Bloccare i prezzi o ridurre le accise può dare respiro nel breve periodo, ma pesa sui bilanci e non risolve il problema alla radice.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti difende la scelta e rivendica il ruolo della politica. «Può avere senso sul piano tecnico», ha ammesso, ma governare significa fare valutazioni più ampie, in una fase segnata da tensioni internazionali e mercati instabili.
Dal fronte dei conti pubblici arriva una linea più prudente. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta invita a non abbassare la guardia: nessun allarme immediato, ma serve attenzione. L’economia italiana resta esposta ai costi dell’energia e alle conseguenze di una guerra che continua a pesare su famiglie e imprese.
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