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giovedì 23 Aprile, 2026
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Ignazio La Russa

La Russa omaggia il regime collaborazionista dell’occupazione nazista

Per il presidente del Senato è doveroso onorare chi lottava contro la Resistenza: "Si parla di coloro che hanno dato la vita"

Da Maria Vittoria Ciocci
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“Quando ero ministro della Difesa andavo a rendere omaggio ai partigiani al monumento che c’è al cimitero di Milano e portavo una corona”, spiega il presidente del Senato Ignazio La Russa ai cronisti, a margine dell’apertura del Salone del Mobile nel capoluogo lombardo. “Poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti, con molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale Italiana – ha aggiunto – perché secondo me era un momento doveroso di una pacificazione che, almeno quando si parla di coloro che hanno dato la vita, mi sembra doverosa”. A domanda del giornalista, che gli ha chiesto se lo rifarebbe anche oggi, La Russa ha risposto: “Sì, lo rifarei”.

Si avvicina il 25 aprile, giorno in cui si festeggia la Liberazione dal regime fascista, e le prese di posizione del governo contro il ventennio appaiono sempre piuttosto blande. Il presidente del Senato fa riferimento ai caduti della Repubblica Sociale Italiana, uno dei periodi più bui della nostra storia. Dal 1943 al 1945 il Nord Italia cadde sotto l’occupazione nazi-fascista. Le rappresaglie contro i civili e i partigiani si inasprirono. Benito Mussolini, che si preparava rassegnato alla sua dipartita, divenne un fantoccio di Adolf Hitler.

I caduti della RSI sono morti nella lotta contro quella stessa Resistenza che, insieme agli alleati, ha garantito la liberazione dell’Italia e aperto le porte alla nascita della Prima Repubblica. Le parole di La Russa, quindi, non sono casuali. Non condivido e non condanno. Un silenzio assenso che emerge ormai da quattro anni quando si avvicina la Festa della Liberazione e che si scontra con i valori sui quali poggia la nostra Costituzione.

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