lunedì 28 Settembre 2026
Abbas Araghchi. EPA_PAKISTAN FOREIGN OFFICE HANDOUT

Chi comanda davvero in Iran?

Secondo Donald Trump il regime degli Ayatollah starebbe affrontando un problema di leadership. La Repubblica islamica è divisa tra chi vuole un'intesa a tutti i costi che ponga fine al conflitto e chi invece non vuole cedere alle richieste di Stati Uniti e Israele

Di Laura Laurenzi
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La parola chiave del tra Usa e Iran è “incertezza”. Non solo per quanto riguarda i passi in avanti nei negoziati tra i due Paesi, congelati ormai da due settimane, ma anche per la interna del regime di Teheran. Esperti e osservatori da tutto il mondo continuano a ripetere da mesi la stessa domanda: chi comanda davvero in Iran?

Dallo scorso 28 febbraio, quando i primi bombardamenti Usa hanno colpito la islamica, diversi appartenenti ai vertici del regime sono stati uccisi. Tra questi anche la Guida Suprema, , immediatamente sostituita da suo figlio Mojtaba. Un leader descritto come più intransigente, ma che sembra non essere in grado di guidare concretamente i negoziati. Come riporta il New York Times, Khamenei è “mentalmente lucido e attivo” ma gravemente , tanto da non riuscire a parlare e a dover comunicare tramite bigliettini scritti.

Tutti i nomi della dell’Iran

Mentre questo rimane al sicuro nel suo Paese, uomini fidati guidano in presenza le trattative con Washington in Pakistan. Eppure, chi è che materialmente prende le decisioni sul possibile accordo? I nomi da analizzare sono due. Formalmente, la delegazione iraniana è presieduta da Seyed Abbas Araghchi, attuale del Paese, ritenuto uno dei più validi negoziatori a disposizione. Una forte influenza è però garantita anche dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha ricoperto il ruolo di capo negoziatore nel primo round di colloqui con gli Usa a , conclusisi senza esito. Ieri Iran International ha riferito le sue dimissioni per “disaccordi interni”.

Una notizia che è stata immediatamente smentita da fonti ufficiali iraniane, ma che porta alla luce quanto più volte dichiarato dallo stesso presidente Usa, Donald Trump: “Vi sono fortissime lotte intestine e confusione all’interno della loro ‘leadership’ dell’Iran”. Sembrerebbe che il Parlamento sia diviso a metà: da un lato c’è l’ala più pragmatica, che spinge per un accordo con gli Stati Uniti che ponga fine al conflitto; dall’altra c’è quella oltranzista, composta dai Pasdaran, che rimangono arroccati sulle loro posizioni e non cedono alla richiesta di rinunciare al nucleare.

Una divisione che gli Usa potrebbero sfruttare a loro vantaggio, nella consapevolezza però che un proseguimento della guerra significherebbe anche un proseguimento della chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ennesima dimostrazione che costruire la è un progetto più complesso di quanto immaginato.

Leggi anche: Trump annulla il viaggio di Witkoff e Kushner in Pakistan: “C’è troppa confusione tra i leader in Iran”

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