La fine di aprile segna per il governo Meloni una serie di ultimatum cruciali. Nel Consiglio dei ministri del 28 aprile si tenterà di giungere all’approvazione del “decreto lavoro”, con la proroga degli incentivi per giovani donne e Zes (Zone economiche speciali). Subito dopo, il 30 aprile, un secondo Cdm potrebbe affrontare il nodo del taglio delle accise. Il 1° maggio scadrà la proroga sugli sgravi per abbassare i prezzi di benzina e diesel e il governo è al lavoro per cercare risorse ed escamotage che ne permettano il prolungamento.
In vista della Festa dei lavoratori, il governo Meloni accelera sulla decisione di far cadere la legge delega sul “salario giusto” per trasformarla in un decreto legge da approvare a seguito di un confronto per la messa a punto delle misure e la verifica fino all’ultimo delle coperture. Il pericolo, messo in luce dai sindacati, è che il testo affronti la problematica in modo superficiale, senza introdurre il salario fissato per legge, ma prendendo come riferimento i contratti “maggiormente applicati”, cadendo quindi in una giungla dei prezzi al ribasso.
Nel testo mancano anche riferimenti al diritto alla casa garantito con lo stop agli sfratti e ai distacchi delle utenze, così come norme per affitti calmierati e nuove case popolati e un intervento sui prezzi per fermare il carovita, come spiegato da un comunicato di Unione Sindacale di Base.
Il governo Meloni alla ricerca di risorse
Tra gli interventi principali risultano solo la proroga del bonus per le assunzioni degli under 35 e in area Zes e un possibile incentivo per la quattordicesima mensilità per aumentare la retribuzione che arriva in tasca al lavoratore. Misure su cui però resta il dubbio delle risorse.
Resta incerto anche il Piano Casa, su cui il governo è al lavoro dal suo insediamento. L’obiettivo sarebbe quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e a prezzi calmierati, oltre 100mila case nei prossimi dieci anni, attraverso la liberazione di 970 milioni di euro. Un miraggio per le centinaia di migliaia di giovani che da anni affrontano la crisi abitativa del Paese.
Per quanto riguarda la crisi energetica, invece, il centrodestra guarda con una certa attenzione alle mosse di Bruxelles. Già da alcune settimane il governo auspica che l’Ue decida di sospendere il Patto di stabilità al fine di avere maggiori margini di spesa a cui attingere per abbassare i prezzi di carburanti, bollette e carrello della spesa. Un desiderio rimasto inespresso, come dimostrano le parole di ieri della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “La situazione non è abbastanza grave per procedere ad uno stop del patto”. Inoltre, la situazione italiana è più grave a causa della procedura di infrazione per deficit eccessivo a cui è sottoposta.
Il governo Meloni non è riuscito a far scendere il debito pubblico al di sotto del 3%, per cui Roma resta una sorvegliata speciale di Bruxelles e non si è guadagnata il diritto di accedere a ulteriori fondi europei. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini, ha criticato questa decisione: “È urgente che sospenda le regole ferree dei bilanci e ci permetta di usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani in difficoltà”. Il rischio è che già a maggio inizino gli scioperi degli autotrasportatori, che rischiano di bloccare il Paese.
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