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domenica 26 Aprile, 2026
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Abbas Araghchi. EPA_PAKISTAN FOREIGN OFFICE HANDOUT

Chi comanda davvero in Iran?

Secondo Donald Trump il regime degli Ayatollah starebbe affrontando un problema di leadership. La Repubblica islamica è divisa tra chi vuole un'intesa a tutti i costi che ponga fine al conflitto e chi invece non vuole cedere alle richieste di Stati Uniti e Israele

Da Laura Laurenzi
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La parola chiave del conflitto tra Usa e Iran è “incertezza”. Non solo per quanto riguarda i passi in avanti nei negoziati tra i due Paesi, congelati ormai da due settimane, ma anche per la stabilità interna del regime di Teheran. Esperti e osservatori da tutto il mondo continuano a ripetere da mesi la stessa domanda: chi comanda davvero in Iran?

Dallo scorso 28 febbraio, quando i primi bombardamenti Usa hanno colpito la Repubblica islamica, diversi uomini appartenenti ai vertici del regime sono stati uccisi. Tra questi anche la Guida Suprema, Ali Khamenei, immediatamente sostituita da suo figlio Mojtaba. Un leader descritto come più intransigente, ma che sembra non essere in grado di guidare concretamente i negoziati. Come riporta il New York Times, Khamenei è “mentalmente lucido e attivo” ma gravemente ferito, tanto da non riuscire a parlare e a dover comunicare tramite bigliettini scritti.

Tutti i nomi della leadership dell’Iran

Mentre questo rimane al sicuro nel suo Paese, uomini fidati guidano in presenza le trattative con Washington in Pakistan. Eppure, chi è che materialmente prende le decisioni sul possibile accordo? I nomi da analizzare sono due. Formalmente, la delegazione iraniana è presieduta da Seyed Abbas Araghchi, attuale ministro degli Esteri del Paese, ritenuto uno dei più validi negoziatori a disposizione. Una forte influenza è però garantita anche dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha ricoperto il ruolo di capo negoziatore nel primo round di colloqui con gli Usa a Islamabad, conclusisi senza esito. Ieri Iran International ha riferito le sue dimissioni per “disaccordi interni”.

Una notizia che è stata immediatamente smentita da fonti ufficiali iraniane, ma che porta alla luce quanto più volte dichiarato dallo stesso presidente Usa, Donald Trump: “Vi sono fortissime lotte intestine e confusione all’interno della loro ‘leadership’ dell’Iran”. Sembrerebbe che il Parlamento sia diviso a metà: da un lato c’è l’ala più pragmatica, che spinge per un accordo con gli Stati Uniti che ponga fine al conflitto; dall’altra c’è quella oltranzista, composta dai Pasdaran, che rimangono arroccati sulle loro posizioni e non cedono alla richiesta di rinunciare al nucleare.

Una divisione che gli Usa potrebbero sfruttare a loro vantaggio, nella consapevolezza però che un proseguimento della guerra significherebbe anche un proseguimento della chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ennesima dimostrazione che costruire la pace è un progetto più complesso di quanto immaginato.

Leggi anche: Trump annulla il viaggio di Witkoff e Kushner in Pakistan: “C’è troppa confusione tra i leader in Iran”

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