La guerra in Iran potrebbe essere diventata un pantano. L’incubo dell’amministrazione Usa e dei Repubblicani potrebbe essere diventato realtà. Il presidente Donald Trump ha deciso di annullare il viaggio dei suoi negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner in Pakistan per un secondo round di colloqui, confermando che al momento non esiste un’intesa con l’Iran su un possibile piano di pace. Il tycoon continua a mostrarsi fermo e convinto, ma i suoi consensi hanno iniziato a vacillare già da settimane.
I cittadini statunitensi non comprendono l’importanza di questo conflitto e temono che la chiusura dello Stretto di Hormuz possa aggravare la situazione finanziaria degli Stati Uniti e aumentare ancora l’inflazione. A pesare sono anche gli interessi del resto del mondo. L’Occidente inizia a valutare rotte alternative a Hormuz per importare petrolio, Gnl e fertilizzanti, nella consapevolezza che il conflitto potrebbe durare più di quanto preventivato. Agli Usa, infatti, non resta altro che la via diplomatica per risolvere la questione. Una missione militare di terra sembra impossibile, considerando che nuove perdite tra le fila dell’esercito Usa potrebbero essere il colpo di grazia per l’amministrazione Trump.
L’Iran è ben consapevole di questa situazione. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato in Oman il sultano Haytham bin Tariq Al Said. Oggi è atteso a Islamabad, nonostante l’assenza dei negoziatori statunitensi, per illustrare “la posizione e il punto di vista dell’Iran sul quadro di riferimento per un eventuale accordo volto a porre fine definitivamente alla guerra”. In seguito, Araghchi volerà in Russia per incontrare i vertici del Cremlino. Mosse e contromosse per assicurarsi i giusti alleati in questo conflitto. Teheran può infatti godere anche dello scudo della Cina, fortemente dipendente dalle merci iraniane e dallo Stretto di Hormuz. La Repubblica islamica è quindi difficilmente isolabile.
Il ruolo dello Stretto di Hormuz
Il regime iraniano non è stato minimamente scalfito dalla guerra messa in atto da Usa e Israele. Il timore che il conflitto non porti alcun risultato alle due potenze sembra essere sempre più reale. Teheran ha dimostrato di poter bloccare o limitare il traffico marittimo, scoraggiando le petroliere e aumentando i prezzi globali dell’energia. Una mossa che si è trasformata in un “potente deterrente”, in quanto ogni nave in transito nello Stretto può essere attaccata dalle forze iraniane. L’unico fattore negativo riguarda la crisi del potere ai vertici del regime.
In Iran il Parlamento è diviso tra chi chiede un accordo a tutti i costi per porre fine al conflitto e chi, come i Pasdaran, chiede di proseguire il conflitto per difendere il diritto di produrre armi nucleari. Una divisione che, nel lungo termine, potrebbe regalare a Washington un vantaggio nei negoziati. Per ora, Trump ha esteso il cessate il fuoco senza una scadenza precisa, ma presto il tycoon potrebbe imporre un nuovo ultimatum per convincere l’Iran a prendere una decisione. I prossimi giorni saranno cruciali per comprendere quale sarà il destino di questa guerra e se rischia di trasformarsi in un pantano irrisolvibile.
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