Dalla vittoriosa campagna elettorale del 2024 a oggi che il suo gradimento è ai minimi storici, almeno tre volte Donald Trump avrebbe rischiato la vita per mano di un attentatore. L’ultima volta è stata a Washington, durante la cena con i giornalisti del 25 aprile, quando Cole Tomas Allen, 31 anni, originario della California, ha fatto irruzione armato nell’Hilton Hotel ma è stato bloccato e disarmato dalla security dopo aver ferito un agente.
Lo scetticismo
Le autorità dovranno chiarire molti punti, anche per sedare lo scetticismo di una larga fetta di opinione pubblica che si è già riversata online per mettere in dubbio la versione ufficiale e ventilare l’ipotesi della messa in scena volta a recuperare consenso elettorale in vista delle elezioni di Midterm. Forse anche per evitare di gonfiare queste voci, Trump al momento ha preferito minimizzare: «La mia è una professione pericolosa», ha detto, presentando l’attentatore come «un uomo malato» e un lupo solitario. Ma nella storia americana, anche recente, sono stati proprio i lupi solitari, veri o presunti, a eludere la sicurezza e premere il grilletto.
Il comizio di Butler
Il precedente più grave resta quello del 13 luglio 2024 a Butler, in Pennsylvania. Durante un comizio all’aperto, il ventenne Thomas Matthew Crooks riuscì a posizionarsi sul tetto di un edificio a circa 130 metri dal palco e a sparare con un fucile di precisione. Un proiettile colpì di striscio l’orecchio di Donald Trump, mentre un altro uccise uno spettatore tra il pubblico. I cecchini intervennero pochi istanti dopo, uccidendo l’attentatore.
L’immagine di Trump ferito che alza il pugno, ancora circondato dalle guardie del corpo e con alle spalle una sventolante bandiera a stelle e strisce, divenne immediatamente il simbolo della sua campagna elettorale, rafforzando la narrazione di un leader combattente e antisistema. Nelle ore successive, anche Elon Musk entrò apertamente in campo al suo fianco, seguito da altri grandi finanziatori come Peter Thiel di Palantir, che convinse Trump a scegliere JD Vance come suo vice.
I dubbi
L’attacco di Butler è recentemente tornato al centro dell’attenzione: parte del movimento MAGA, sentitosi tradito da Trump per la guerra in Iran e la situazione economica sempre più complessa, ha rilanciato l’ipotesi della messa in scena, trovando una sponda anche in tanti che hanno sempre giudicato duramente il presidente americano. Il movente del giovane attentatore non è mai stato chiarito fino in fondo e persistono interrogativi sulla gestione della sicurezza. Alcuni agenti locali avrebbero notato Crooks prima dell’attacco senza intervenire, forse a causa di problemi di coordinamento con le forze federali. A sollevare ulteriori perplessità è stata anche la decisione di cremare rapidamente il corpo dell’attentatore.
I due attentati sventati in anticipo
Il secondo episodio avvenne il 15 settembre 2024, a meno di due mesi dalle elezioni. Ryan Wesley Routh, 58 anni, fu scoperto armato nel golf club di Trump a Palm Beach, in Florida, dopo essere rimasto appostato per circa dodici ore con un fucile dotato di mirino ottico. L’uomo fuggì senza sparare ma venne arrestato poco dopo sull’autostrada. Aveva con sé documenti in cui dichiarava l’intenzione di colpire il candidato repubblicano. Un mese più tardi, in California, Vem Miller, un militante di estrema destra, venne arrestato poco prima di un comizio di Trump a Coachella dove aveva provato a entrare armato esibendo un pass fasullo.
La violenza sistemica
Veri o simulati che fossero, questi episodi illustrano bene il clima di violenza sistemica che si respira negli Stati Uniti, alimentata da una forte polarizzazione politica e dalla diffusione capillare delle armi. Fenomeni, questi, che non sono certo nuovi nella storia americana: oltre ai celebri casi di Lincoln e JFK, anche i presidenti James Garfield e William McKinley e il candidato presidente Bob Kennedy morirono a seguito di un colpo d’arma da fuoco, mentre Ronald Reagan venne ferito proprio a due passi dall’Hilton Hotel.
Il precedente più recente e noto non riguarda però un presidente ma un attivista di destra e grande sostenitore di Trump, Charlie Kirk: a settembre del 2025, Kirk venne ucciso con un colpo di fucile al collo, sparato da decine di metri di distanza, durante un incontro con gli studenti nel campus della Utah Valley University. Anche sulla sua morte, non mancano dozzine di teorie alternative.
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