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lunedì 27 Aprile, 2026
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Petrolio ph Pixabay

“Con una guerra lunga rischiamo in Italia la più grave crisi energetica della storia”

Confindustria ha lanciato l'allarme in audizione sul Dfp, chiedendo al governo maggiori sforzi per prevenire l'emergenza legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Confesercenti: "La crisi energetica costerà 900 milioni alle imprese"

Da Redazione
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“Con una guerra più lunga, già fino a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia” è l’allarme lanciato da Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria in audizione sul Documento di finanza pubblica (Dfp) alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. Un avvertimento che non giunge a sorpresa, ma che segue i timori che ormai da due mesi stringono in una morsa l’Europa. Le conseguenze del proseguimento del conflitto in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz sono state l’argomento principale affrontato nel corso delle audizioni.

Oltre a Confindustria, sono numerose le associazioni che hanno messo in guardia l’Italia sulla situazione emergenziale che presto potrebbe trovarsi ad affrontare. Il danno in parte è già fatto. Anche se la guerra dovesse finire oggi, infatti, si rischia un -0,3% sulle stime di crescita. Inoltre, la chiusura dello Stretto consente un’autonomia a livello globale dai 6 agli 11 mesi, di cui 2 sono già trascorsi.

Confindustria: “L’energia costa troppo”

Confindustria ha quindi ricordato la necessità di attivare una strategia che eviti che una situazione di crisi simile si ripresenti. “Dobbiamo fissare tempi e obiettivi, perché i tempi di reazione contano molto”, ha spiegato Fontana in audizione, prima di chiarire quali sono i primi passi che dovrebbe compiere l’Italia.

Innanzitutto, è necessario procedere con uno scostamento di bilancio per aiuti mirati per contrastare l’aumento del costo dell’energia, prorogare il taglio delle accise sui carburanti e aumentare il credito di imposta per il trasporto terrestre, marittimo e aereo. Un tentativo di sopperire alla mancanza di aiuti proveniente dalle istituzioni europee, definite “inadeguate” nell’affrontare le sfide attuali.

Cisl: “Finora misure non sufficienti”

Un allarme giunge anche dal segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni, il quale ha sottolineato come la crisi energetica attuale abbia un impatto di circa 900 milioni di euro sulle imprese del Terziario, del Commercio e del Turismo. La crisi dei carburanti e l’instabilità della situazione geopolitica internazionale rischiano di mettere a dura prova il settore turistico italiano, che rappresenta il 10% del Pil nazionale e che negli ultimi anni ha già affrontato crisi durissime.

Il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari ha invece puntato il dito sugli errori commessi finora, tra cui alcuni irrimediabili. Per porre un freno alla crisi è necessario incrementare l’energia prodotta da fonti rinnovabili, disaccoppiare la produzione di elettricità da quella del gas e tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche per finanziare misure di contrasto alla povertà. “Le misure in atto non appaiono ancora sufficienti rispetto alla profondità della crisi in corso”, ha invece sostenuto il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga.

Leggi anche: “La guerra in Iran diventerà un incubo per l’Europa”

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