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lunedì 27 Aprile, 2026
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Ursula von der Leyen. EPA_Ronald Wittek

“La guerra in Iran diventerà un incubo per l’Europa”

Il quotidiano Politico scrive che inflazione e mercati instabili potrebbero minacciare i Paesi dell’Unione: i ministri dei Ventisette a confronto per evitare la paralisi della crescita per le tensioni in Medio Oriente

Da Alessio Matta
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L’Europa guarda con apprensione al nuovo fronte di tensione tra Stati Uniti e Iran. Non è solo una questione militare o diplomatica. Il timore, nelle capitali europee, è che la guerra possa entrare nelle tasche dei cittadini e trasformarsi in un problema politico difficile da gestire.

Secondo quanto riporta il quotidiano statunitense Politico, lo scontro voluto dal presidente americano Donald Trump rischia di passare da semplice scossa economica a crisi politica per molti governi dell’Unione europea. Un passaggio delicato, perché arriva in un momento già fragile: crescita lenta, bollette alte e conti pubblici sotto pressione.

Il nodo principale resta l’energia. Un eventuale blocco dello stretto di Hormuz farebbe salire il prezzo del petrolio e del gas. A catena aumenterebbero i costi di trasporti, alimenti e affitti. A pagare il conto, come spesso accade, sarebbero le famiglie con redditi bassi e medi. È qui che nasce la paura di nuove tensioni sociali e di una sfiducia crescente verso governi e istituzioni. Il tema sarà discusso ad Atene, dove i vice ministri delle Finanze dei Ventisette sono chiamati a trovare soluzioni senza allargare il deficit. Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha invitato alla prudenza: misure limitate nel tempo e interventi mirati, perché dopo pandemia e crisi energetica del 2022 lo spazio di manovra resta ridotto.

Intanto i leader europei studiano contromosse. Tra le ipotesi: tagli alle tasse sull’elettricità, aiuti alle famiglie più esposte, riduzione dell’Iva e nuovi investimenti nelle reti energetiche. Il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un messaggio chiaro: l’Europa deve reagire e difendere i propri interessi in uno scenario internazionale sempre più duro.

La crisi, però, riapre anche uno scontro politico interno all’Unione. I Paesi del Nord chiedono rigore sulla spesa, quelli del Sud vogliono più sostegno. Una divisione destinata a pesare ancora di più quando, dal 2028, Bruxelles dovrà iniziare a restituire circa 25 miliardi di euro l’anno del debito comune nato durante la pandemia.

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