Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dello stretto di Hormuz contro l’Iran. La decisione, riportata dal Wall Street Journal e confermata da fonti americane, mira a colpire le entrate di Teheran e a costringerla a concessioni sul programma nucleare. La strategia prevede il mantenimento dello stop alle spedizioni di petrolio da e verso i porti iraniani. Per la Casa Bianca questa resta la strada con meno rischi rispetto a un attacco militare o a un passo indietro dal confronto.
Negli ultimi incontri, tra cui una riunione nella Situation Room, Trump ha scelto di continuare la pressione economica sul regime iraniano. L’obiettivo è indebolire le finanze del Paese e ridurre le risorse destinate al programma nucleare, tema su cui Teheran ha sempre respinto le richieste occidentali.
Secondo le fonti citate dal quotidiano statunitense, il presidente ritiene che un ritorno ai bombardamenti possa provocare un’escalation difficile da gestire, mentre un ritiro dal conflitto rischierebbe di rafforzare l’Iran sul piano politico e militare. Il blocco marittimo viene quindi visto come una misura dura ma controllabile, capace di mettere sotto pressione l’economia senza aprire un fronte diretto.
La scelta conferma una linea basata sulla leva economica e sulla deterrenza, in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti nel Golfo e da timori per la sicurezza delle rotte energetiche. Nei prossimi mesi sarà decisivo capire se questa strategia riuscirà a spingere Teheran verso un negoziato oppure se porterà a una nuova fase di scontro.
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