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martedì 28 Aprile, 2026
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Vance e Hegseth

“JD Vance non si fida di Pete Hegseth”. Il nodo sulle reali condizioni delle riserve missilistiche

Il vicepresidente Usa teme che il capo del Pentagono abbia omesso il drastico ridimensionamento delle scorte strategiche. Lo hanno rivelato due alti funzionari al The Atlantic

Da Maria Vittoria Ciocci
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Scontro tra i vertici dell’amministrazione Trump. Due alti funzionari statunitensi hanno rivelato al The Atlantic che il vicepresidente JD Vance avrebbe messo in dubbio l’esattezza delle informazioni fornite dal Pentagono sulla guerra in Iran. In sostanza, si legge, il braccio destro del tycoon teme che Pete Hegseth non abbia detto tutta la verità sulle condizioni delle riserve strategiche e delle scorte missilistiche, omettendo il drastico ridimensionamento delle unità militari disponibili.

Una confessione che, spiega The Atlantic, Vance avrebbe esposto a porte chiuse. Accompagnata da una crescente preoccupazione. Non va dimenticato, infatti, che gli Stati Uniti sono impegnati su più fronti di guerra. E la mancata disponibilità dei sistemi missilistici potrebbe avere un impatto disastroso sulla percezione della potenza americana a livello globale. In quanto Washington punterebbe a usufruire delle scorte per difendere Taiwan dalle ingerenze cinesi, ma anche la Corea del Sud dalla Corea del Nord e la stessa Europa da un potenziale – presunto – attacco da Mosca.

Nei giorni scorsi, il capo del Pentagono – sostenuto dal generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff – ha dichiarato che le scorte strategiche sono assolutamente consistenti e che il conflitto nel Golfo non ha avuto alcun impatto sulle unità militari a disposizione, vantando invece ingenti danni subiti dalle forze della Repubblica Islamica. Ad ogni modo, The Atlantic precisa che le preoccupazioni del vicepresidente Usa sarebbero di natura “personale” e dunque non rappresentano una vera e propria accusa nei confronti di Hegseth. L’allarme, però, rimane. Soprattutto qualora non si arrivi presto a un accordo di pace con Teheran.

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