mercoledì 29 Aprile 2026

Guerra tecnologica, Krach: “Si combatte in silenzio nelle nostre reti”

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – La competizione globale non si gioca solo sui dazi o sulle armi, ma dentro le infrastrutture invisibili che reggono l’economia digitale: cloud, reti, supply chain. Ed è lì che, secondo Keith Krach, si sta combattendo la vera sfida del nostro tempo. Una sfida che oppone due modelli: libertà contro autoritarismo. 

È questa la chiave di lettura proposta da Keith Krach, fondatore del Krach Institute for Tech Diplomacy ed ex sottosegretario di Stato Usa nella prima amministrazione Trump, in una conversazione con Formiche.net e Decode39. Il terreno di scontro non è visibile, ma è già ovunque: “Si combatte in silenzio, all’interno delle nostre reti e dei nostri sistemi digitali”. 

Per Krach, la posta in gioco è sistemica. Non si tratta solo di innovazione o competitività economica, ma della natura stessa del mondo digitale che si sta costruendo. Da una parte c’è un ecosistema basato sulla fiducia, dall’altra uno fondato sul controllo. 

La “tecnologia trusted” — concetto centrale nella sua visione — si regge su quattro pilastri: integrità, responsabilità, trasparenza e stato di diritto. Senza questi elementi, avverte, non può esserci sicurezza. E senza sicurezza, non può esserci prosperità. 

Il punto, però, è anche strategico. Un ecosistema tecnologico affidabile non crea dipendenze opache né espone i Paesi a pressioni esterne. In altre parole, la tecnologia diventa uno strumento di autonomia geopolitica. 

In questo scenario, l’Italia viene descritta come un attore tutt’altro che marginale. Per Krach è “un nodo potente” nella rete delle democrazie che competono sul terreno tecnologico. 

L’occasione è stata il dialogo “U.S.–Italy Trusted Tech Dialogue: Accelerating Transatlantic Innovation”, ospitato all’ambasciata italiana a Washington. Un’iniziativa che, nelle parole dell’ex sottosegretario, non riguarda solo l’allineamento politico ma soprattutto l’esecuzione concreta. 

Il messaggio è chiaro: nessun Paese può vincere da solo. A fare la differenza saranno le reti. E in queste reti, l’Italia porta asset rilevanti: capacità industriale, competenze nella cybersecurity e soprattutto una funzione di connessione tra ecosistemi. 

In un contesto globale sempre più frammentato, questa capacità di “tenere insieme” diventa un vantaggio strategico per il blocco delle democrazie. 

Uno dei passaggi più interessanti dell’analisi di Krach riguarda il rapporto tra tecnologia e politica. La prima corre veloce, la seconda molto meno. Per questo, sostiene, servono strutture che vadano oltre i cicli elettorali. 

La risposta non sta solo nelle istituzioni, ma nelle reti. Reti di Paesi, aziende, centri di ricerca. Reti capaci di creare standard condivisi e orientare i mercati. 

Krach cita l’esperienza della “Clean Network”, l’iniziativa lanciata durante la sua esperienza al Dipartimento di Stato per proteggere le infrastrutture 5G. Il punto non era solo coordinare governi, ma allineare i mercati attorno al concetto di fiducia. Quando la fiducia diventa criterio per appalti, investimenti e partnership, si crea uno slancio che cambia i comportamenti su larga scala. 

Sul fronte geopolitico, la competizione tra Stati Uniti e Cina viene letta come qualcosa di più di una rivalità economica. È una battaglia per stabilire le regole dell’era digitale. 

Secondo Krach, Pechino ha compreso che il controllo dello stack tecnologico equivale al controllo del sistema. Ma proprio qui emergerebbe il punto debole: la fiducia. 

Durante la partita sul 5G, racconta, molti Paesi riconoscevano il peso della Cina, ma esprimevano allo stesso tempo una diffidenza di fondo. Ed è proprio questa mancanza di fiducia che, nella sua visione, rappresenta il principale vantaggio competitivo del mondo democratico. 

La tecnologia “trusted”, quindi, diventa non solo un modello alternativo, ma anche uno strumento di competizione strategica: permette alle democrazie di giocare la partita senza rinunciare ai propri valori. 

Il filo che tiene insieme l’analisi è uno: la centralità della fiducia. Non come concetto astratto, ma come infrastruttura geopolitica. 

Dalle supply chain all’intelligenza artificiale, passando per le reti di telecomunicazioni, la sfida è costruire sistemi affidabili e resilienti. Sistemi che non solo funzionino, ma che siano coerenti con un modello politico. 

È qui che, secondo Krach, si decide la partita. Non nei singoli prodotti o nelle singole aziende, ma nella capacità di costruire reti di fiducia capaci di durare nel tempo. 

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