mercoledì 6 Maggio 2026
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Hantavirus: cos’è, come si prende e perché fa paura

Dalle acque dell'Atlantico alla residenza di un divo di Hollywood: l'hantavirus si presenta con tutta la sua pericolosità

Da Giuseppe Rosso
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Scatta l’allerta sanitaria internazionale nei confronti di una minaccia che si muove silenziosa tra boschi e ambienti confinati: l’Hantavirus. La recente tragedia avvenuta a bordo della MV Hondius, nave da crociera attualmente in navigazione nelle acque dell’Oceano Atlantico, ha riportato sotto i riflettori questa pericolosa patologia. Tre passeggeri hanno perso la vita nel corso della traversata, e per almeno uno di loro i test diagnostici hanno confermato la presenza del virus. Le autorità sanitarie stanno monitorando con grande attenzione l’evoluzione della situazione: l’ambiente chiuso di un’imbarcazione può nascondere insidie legate alla presenza di piccoli roditori infetti.

Il virus era già tornato alla ribalta lo scorso anno in seguito alla scomparsa di Betsy Arakawa, moglie del celebre attore Gene Hackman. La donna, sessantacinquenne, è morta a causa della sindrome polmonare da hantavirus nella residenza di famiglia in New Mexico, regione in cui il virus è purtroppo ben conosciuto. Le indagini successive hanno accertato che l’abitazione era gravemente infestata da topi, a conferma che la vicinanza con questi animali rappresenta il principale fattore di rischio. Gli esperti ricordano che il contagio non avviene tra esseri umani, ma esclusivamente tramite il contatto con le secrezioni dei roditori.

Dove si trova e come si diffonde il virus

Dal punto di vista scientifico, il genere hantavirus raggruppa decine di specie virali presenti in tutto il mondo, con una diffusione in crescita anche nel territorio europeo. Il Ministero della Salute segnala che queste infezioni stanno raggiungendo nuove aree geografiche, con un aumento significativo del numero di casi ogni anno. Il contagio avviene respirando polvere contaminata da feci, urina o saliva secca dei roditori, oppure toccando superfici infette e portando successivamente le mani al viso. Una volta penetrato nell’organismo, il virus aggredisce l’endotelio dei vasi sanguigni, provocando un incremento della permeabilità vascolare che può sfociare in shock e ipotensione.

Le tre sindromi cliniche e le differenze geografiche

Sul piano clinico, i medici distinguono tre sindromi principali che si differenziano in base alla localizzazione geografica e alla gravità dei sintomi. In Europa e Asia prevale la febbre emorragica con sindrome renale, che può manifestarsi anche in una variante più contenuta nota come nefropatia epidemica. Nelle Americhe, invece, è più frequente la sindrome polmonare da hantavirus, una forma particolarmente aggressiva che colpisce l’apparato respiratorio con tassi di mortalità molto elevati.

Sintomi, diagnosi e trattamento

Riconoscere l’infezione nelle prime settantadue ore è estremamente difficile, poiché i sintomi iniziali imitano quelli di una comune influenza stagionale. Febbre alta, dolori muscolari diffusi, nausea e forte affaticamento traggono spesso in inganno sia i pazienti sia il personale medico nelle fasi più delicate del contagio. Qualora il primo test risultasse negativo ma il sospetto clinico rimanesse alto, le procedure diagnostiche prevedono la ripetizione degli esami dopo tre giorni dall’esordio dei sintomi. Pur non esistendo terapie antivirali specifiche, il ricovero tempestivo e il supporto respiratorio meccanico possono risultare decisivi tra la sopravvivenza e un esito fatale.

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