“Errori di comunicazione”, così li chiamerebbe qualcuno. Il Carroccio dovrebbe mettersi d’accordo con gli esponenti locali sulla linea politica da seguire. Ognuno, infatti, va per conto suo. La vicenda di Valenza – in provincia di Alessandria, Piemonte –, resa nota nelle ultime ore, ne è un chiaro esempio. La lista presentata dalla Lega, infatti, include quindici candidati – invece dei sedici previsti –, con una presenza significativa di nomi stranieri: Zyber Faruku, Svetlana Miroshnik, Manuel Hysa, Matilda Uku e Abdelsalam Ramadan Abdelghafar Hagag. Una fotografia che, secondo diversi esponenti del centrodestra, stride apertamente con la postura, tutt’altro che inclusiva, che il leader Matteo Salvini porta avanti ormai da anni sul piano nazionale.
Ad eccezione di quando giunge in soccorso di Donald Trump – quando il tycoon ha attaccato Teheran sostenendo di voler “liberare il popolo iraniano” dalla teocrazia, il ministro dei Trasporti si è dimenticato di aver alimentato per anni l’islamofobia e ha difeso i civili inermi della Repubblica Islamica – il leader leghista continua ad articolare i suoi comizi intorno al controllo dell’immigrazione e alla difesa dei “valori occidentali”. Tanto da rilanciare persino il programma di “remigrazione”, tema caro ai sovranisti di estrema destra.
Ed è proprio qui che emerge il cortocircuito. Perché mentre a livello nazionale la Lega insiste sulla difesa dell’identità italiana e attacca i modelli multiculturali, in molte realtà amministrative locali il partito sembra seguire logiche completamente diverse. A Valenza, appunto, la contraddizione nella natura del partito si è tradotta nella campagna elettorale di Hagag, candidato del Carroccio che ha parlato persino di “inclusione” e “accoglienza”. A Salvini sarà venuta l’orticaria sulla schiena?
Errori di comunicazione
Valenza non è un episodio isolato. Nelle scorse settimane aveva già fatto rumore il caso di Vigevano, in provincia di Pavia. Qui, la candidatura di alcuni esponenti vicini alla comunità islamica aveva creato imbarazzo tra i vertici del partito, tanto da costringere Salvini a prendere le distanze. Ancora più delicato, politicamente, l’episodio di Gattinara – sempre in Piemonte, provincia di Vercelli –, dove il segretario provinciale Daniele Baglione aveva partecipato all’inaugurazione di un centro culturale islamico proprio nelle ore in cui, a Milano, il Carroccio manifestava contro l’immigrazione incontrollata e l’islamizzazione.
Dentro la Lega c’è chi prova a minimizzare, sostenendo che le elezioni amministrative abbiano dinamiche diverse rispetto alla politica nazionale e che nei piccoli comuni conti soprattutto il radicamento civico. Ma tra i militanti più identitari cresce il disagio per quella che viene percepita come una progressiva trasformazione del partito. Il tutto in una fase già complicata per il Carroccio piemontese.
A Valenza, infatti, la Lega aveva dovuto accettare anche il ridimensionamento politico del sindaco uscente Maurizio Oddone, escluso dalla ricandidatura dopo le pressioni di Fratelli d’Italia, pur restando in corsa per il consiglio comunale. Una decisione che molti leghisti non hanno mai digerito e che ora si intreccia con le tensioni sulla composizione della lista.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
