Il campo progressista continua il pressing sul ddl Fine vita, fermo in Commissione dallo scorso luglio dopo lo scontro sui contenuti del testo, ritenuti illogici e inutili da parte dell’opposizione. Il Pd presenterà il 12 maggio alla Conferenza dei capigruppo una richiesta di calendarizzazione certa per l’approdo in Aula del testo di legge dopo uno stallo di oltre nove mesi. Una proposta che potrà ottenere il via libera solo grazie ai voti di parte della maggioranza.
La sfida del centrosinistra
Una vera e propria sfida al governo per sbloccare un dossier su cui da anni si cercano risposte. A creare un certo ottimismo è stata la possibile apertura da parte di FI. Il capogruppo alla Camera, Enrico Costa, ha riconosciuto come oggi esista in Italia “un vuoto normativo” che non può essere colmato da una serie di leggi regionali non omogenee. Nel nostro Paese infatti il suicidio assistito viene gestito in autonomia dalle singole Regioni, sulla base di criteri e caratteristiche che differiscono di territorio in territorio. In sostanza, quindi, un paziente può essere considerato idoneo al trattamento in Toscana e non idoneo in Lombardia.
L’apertura di FI al Fine vita
Per i forzisti, invece, la via da intraprendere è quella degli emendamenti in Commissione e poi del voto in aula, partendo dal disegno di legge Zanettin-Zullo dello scorso luglio e dalla sentenza della Consulta del 2019. L’apertura di Costa è stata accolta con favore dall’opposizione, in particolare dal Partito democratico. Il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, ha lanciato una sfida a Forza Italia, sostenendo che se davvero desidera una legge sul Fine vita allora domani dovrà votare a favore della calendarizzazione del provvedimento nella Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.
Una proposta che però potrebbe mettere in difficoltà il partito di Antonio Tajani rispetto al resto della coalizione. Anche se non sarebbe la prima volta. I forzisti sono memori della frattura generata dall’apertura di FI allo Ius Scholae nel 2025. Un tema che aveva ricevuto anche una stroncatura da Pier Silvio Berlusconi, che non lo aveva ritenuto una questione prioritaria per il partito. A ricordare i pericoli di questa apertura c’è la capogruppo di FI al Senato, Stefania Craxi, ha risposto all’appello, sostenendo che “il fine non è materia per fare propaganda” e aggiungendo che è necessario cercare insieme un testo nazionale che sia “serio e responsabile”.
Le critiche di M5S, +Europa e Avs
Sembra dunque corretto lo scetticismo di Riccardo Magi, leader di +Europa, secondo cui l’apertura di FI sarebbe solo “un’operazione mediatica destinata a cadere nel nulla, come già avvenuto sul tema della cittadinanza e dello Ius Scholae”. Diversi membri del centrosinistra sono intervenuti per ricordare l’importanza di questo tema e per criticare il testo per ora in discussione in Parlamento.
La senatrice Ilaria Cucchi di Sinistra Italiana ha ribadito che “soltanto l’SSN può assicurare uniformità di trattamento e assenza di discriminazioni economiche o territoriali”, respingendo qualsiasi ipotesi di privatizzazione dell’accesso al Fine vita. Mariolina Castelloni del M5S ha invece sottolineato come la legge proposta a luglio sia “palesemente incostituzionale”, in quanto esclude dal processo categorie di pazienti a cui la Corte costituzionale ha già riconosciuto il diritto al suicidio assistito.
Due nodi ancora da sciogliere, che ricordano la complessità del dossier sul Fine vita. Un tema che riguarda la responsabilità politica, l’urgenza sociale e l’etica medica, spesso con confini troppo labili per essere definiti.
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