Una dichiarazione del ministro degli Esteri albanese, Ferit Hoxha, a Euractiv ha scatenato le critiche dell’opposizione nei confronti del governo italiano in relazione ai costi non giustificati dei centri per migranti in Albania. Il ministro di Tirana avrebbe chiarito di non credere che il protocollo con l’Italia possa essere esteso oltre il 2030, in quanto l’Albania ha l’intenzione di entrare a far parte dell’Ue entro quella data.
Una presa di posizione che ha spinto il centrosinistra a ribadire il fallimento del governo Meloni sul fronte della regolazione dei flussi migratori, invitando l’esecutivo ad ammettere i suoi sbagli e ad abbandonare il piano dei Cpr di Shengjin e Gjader. A nulla sono servite le specifiche di Hoxha, il quale ha chiarito che il motivo dietro il mancato rinnovo non sarebbe legato all’inefficienza dei centri, ma solamente alle normative Ue che non permetterebbero più a Tirana di ospitare i centri di un altro Paese europeo.
Il fallimento dei centri in Albania
L’Italia ha infatti potuto stipulare questo accordo con l’Albania proprio in virtù del fatto che si trattasse di un Paese extra-europeo. Una garanzia che potrebbe venire meno tra pochi anni. Eppure, non serve che Tirana si allontani dai piani del governo Meloni per certificare il mancato funzionamento di questa iniziativa. Come confermato lo scorso mese, al momento i posti a disposizione nel centro di Gjader sono 96, a fronte delle migliaia propagandate dall’esecutivo. Il tutto per un costo complessivo di 950 milioni di euro stanziati per cinque anni.
Lo sdegno del centrosinistra
L’opposizione ha quindi sfruttato la situazione per ricordare le promesse del governo, mai rispettate. “Quelli che Giorgia Meloni e la destra avevano raccontato come un modello per l’Unione Europea sono diventati lo scarto delle politiche migratorie, da cui persino l’Albania oggi prende le distanze”, ha sottolineato Enzo Amendola, capogruppo del Pd in commissione Esteri della Camera.
“Dopo essere stata scaricata perfino dall’Albania, Meloni chieda scusa agli italiani per questo flop e per aver ridotto l’Italia a una nazione-barzelletta che nessuno più rispetta”, è il duro commento dei senatori Alessandra Maiorino e Pietro Lorefice, a seguito delle parole del ministro albanese. Il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Beppe De Cristofaro, ha invece evidenziato il “disastro politico, economico e umanitario” rappresentato dai centri in Albania.
Il governo corre ai ripari con un decreto ad hoc
Dura la critica di Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva, che ha ricordato come il conto salatissimo di queste strutture non sarà mai seguito da un vero ed efficace funzionamento dei centri. Intanto, il governo prova a correre ai ripari ripensando alla funzione dei centri. L’esecutivo starebbe lavorando a un nuovo decreto per riportare le due strutture di Shengjin e Gjader alla loro funzione iniziale, ovvero ospitare i richiedenti asilo soccorsi in mare senza passare dal territorio italiano.
Un passaggio che potrebbe essere reso possibile dal nuovo Patto europeo sulla migrazione che dovrebbe entrare in vigore il prossimo giugno e che dovrebbe ridefinire anche il concetto di “Paese terzo sicuro”, ovvero uno dei nodi che finora ha reso complesso il funzionamento di queste strutture.
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