giovedì 16 Luglio 2026

Sinner-Medvedev e il nodo stanchezza, il medico-fisiatra: “Ecco i segreti scientifici per restare al top”

Di La Sintesi Online
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() – Oggi Jannik Sinner affronterà il russo Daniil Medvedev per un posto in finale agli Internazionali d’ 2026. Sulla partita aleggia anche il nodo stanchezza per entrambi i campioni. “I tennisti d’elite moderni sono sempre più sottoposti a ritmi frenetici e stancanti. Tra calendari congestionati, trasferte intercontinentali e match estenuanti, sottopongono il proprio corpo a uno stress estremo. Da questo punto di vista è sempre più fondamentale un approccio scientifico globale che prenda in considerazione molteplici aspetti per garantire un adeguato . Per gestire questa mole di lavoro, la stragrande maggioranza dei tennisti utilizza terapie basate sul freddo per i Doms – ‘Delayed Onset Muscle Soreness’ o indolenzimenti muscolare a insorgenza ritardata – e attenuare la risposta infiammatoria. 

L’ in acqua fredda resta lo standard, avendo dimostrato forti benefici acuti sul recupero fisico e la modulazione del flusso sanguigno – a fare il punto per l’Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) – Abbiamo lo stesso Sinner immortalato in passato mentre si immergeva in vasche riempite di ghiaccio. 

Un altro aspetto spesso sottolineato dal campione Italiano è quello del sonno. Il sonno non è un semplice momento di riposo, ma un metabolico fondamentale per trasformare lo stress dell’allenamento in adattamento muscolare. Dati scientifici hanno dimostrato come dormire meno di 7 ore a notte sia regolarmente associato a un rischio maggiore di infortuni muscoloscheletrici. Nello specifico, gli atleti hanno un rischio di lesioni muscolari 1,7 volte più alto se questo pattern di sonno persiste per almeno 14 giorni. Infatti- precisa il medico-fisiatra – dormire poco provoca l’aumento degli ormoni dello stress (come il cortisolo), e impatta negativamente la sintesi proteica muscolare e i processi di riparazione. Uno studio scientifico molto recente ha evidenziato come l’aggiunta di circa un’ora di sonno per una singola notte migliori significativamente i tempi di reazione, la alla fatica e le funzioni cognitive”. 

Altro aspetto centrale è quello della corretta alimentazione. “L’ottimizzazione dell’assunzione di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali ha significativi benefici fisiologici, migliorando la la forza e prevenendo infortuni dovuti all’affaticamento e cali di concentrazione – osserva Bernetti – Sebbene gli approcci dietetici siano altamente personalizzati, generalmente i giocatori di tennis dovrebbero seguire una dieta ricca di carboidrati per garantire adeguate riserve di glicogeno. Inoltre, durante match superiori alle 2 ore, è raccomandata l’ingestione di 30-60 grammi di carboidrati all’ora. In all’apporto proteico, le linee guida per tennisti che si allenano quotidianamente ad alta intensità indicano un introito proteico di circa 1,6 g per kg al giorno. Le proteine sono infatti cruciali per il recupero muscolare post-partita e la sintesi proteica”.  

“Una delle frontiere più avanzate nella prevenzione sportiva è l’utilizzo della fotobiomodulazione (Pnm) o Red Light Therapy. Questa tecnologia utilizza la rossa e nel vicino infrarosso per stimolare la produzione di ATP e supportare la rigenerazione tissutale. I benefici di questo trattamento sono ampiamente supportati dalla letteratura – ricorda Bernetti – e moltissimi sono gli sportivi che si sottopongono a questa pratica che modula i percorsi infiammatori e migliora la circolazione senza attenuare la naturale risposta di guarigione e adattamento muscolare. 

Sintetizzando possiamo affermare come, per un atleta d’elite moderno, impostare protocolli mirati e personalizzati che prevedano un sonno adeguato, strategie nutrizionali calcolate al grammo, integrazione di tecnologie avanzate come la fotobiomodulazione e la crioterapia crea una vera e propria ‘armatura’ fisiologica. Non si tratta solo di recuperare dopo uno sforzo, ma di preparare i tessuti a sopportarlo, riducendo gli aspetti negativi del sovraccarico”. 

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