Sarà il fascino che il Governo nutre per Donald Trump, il ritorno della legge del più forte o sentimenti nostalgici di varia natura. Fatto sta che, come riporta Domani, nel 2025 i dati della Polizia amministrativa hanno registrato un’impennata delle licenze per il possesso di armi: 80 mila in più rispetto al 2024. Entrando nello specifico, 634 mila sono per la caccia (nel 2024 erano 588 mila), mentre per il tiro sportivo sono 588 mila (contro i 553 mila dell’anno precedente), 9 mila per la difesa personale e oltre 44 mila per le guardie giurate. Mancano poi le cosiddette licenze per “nulla osta”, che – come spiega l’analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia, Giorgio Beretta – permettono “di detenere armi in casa a scopo di difesa abitativa”.
Fratelli d’Italia e la passione per le armi
Contrariamente a quanto accadeva in passato, quando il vicepremier Matteo Salvini si faceva fotografare sorridente con un fucile tra le mani, oggi i veri testimonial del tiro per diletto sono gli esponenti di Fratelli d’Italia. Primo fra tutti, il sottosegretario a Chigi Giovanbattista Fazzolari. Ma questa non è una novità. Nel 2021 è intervenuto in aula in Senato, chiedendo espressamente il ritiro del divieto di utilizzo civile e sportivo di armi e munizioni calibro 9×19. Nel 2022 è stato invece accolto a braccia aperte dall’Eos di Verona, evento dedicato al settore, un tempo di appannaggio esclusivo del leader leghista.
Tra i meloniani meno noti, troviamo invece l’europarlamentare Pietro Fiocchi, erede della Fiocchi munizioni, che ha abbandonato le quote societarie una volta approdato nelle istituzioni. Ci sono poi Sergio Berlato ed Elena Donazzan. Il primo si batteva nel 2018 contro le restrizioni sull’aumento dei controlli sulla circolazione delle armi, mentre la seconda ha difeso più volte negli anni l’attività venatoria. Ma non possiamo dimenticare, ai piani alti, il capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama: Lucio Malan.
È sua la prima firma sul disegno di legge sulla caccia, in esame al Senato, con l’obiettivo di modificare la legge in vigore del 1992. Il principale sponsor del testo è lo stesso ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Una norma che gli animalisti e gli ambientalisti – per rendere l’idea – hanno definito un “liberi tutti”, in quanto assegna un ruolo di controllo maggiore alle Regioni, depotenziando l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), e consente l’utilizzo delle doppiette – fucili a canna liscia, ndr – in aree vietate.
Elementi allarmanti che hanno spinto la Lega per la protezione degli uccelli (Lipu) a chiedere l’intervento di Papa Leone XIV. Ma il Governo “Dio, patria e famiglia” non è la prima volta che cerca di alleggerire le restrizioni sull’utilizzo delle armi e sulla caccia. Nel 2022 l’esecutivo aveva previsto uno stanziamento di mezzo milione di euro da destinare, tra i diversi beneficiari, proprio alle associazioni venatorie nazionali.
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