I sondaggi avevano dato Andrea Martella, il candidato del centrosinistra a Venezia, come il favorito per le elezioni comunali del capoluogo del Veneto. Un risultato che sarebbe stato storico, tanto da regalare al centrosinistra un ribaltone in una delle città simbolo del potere del centrodestra. La realtà non è stata però all’altezza della fantasia e Simone Venturini, candidato scelto e sostenuto dal centrodestra, ha capitalizzato i consensi della città.
Un voto locale non è uguale a uno nazionale
“E anche oggi il nostro crollo è rimandato”, ha commentato ironica Giorgia Meloni, svilendo le campagne elettorali dell’opposizione, che avevano visto in questo voto un vero e proprio banco di prova per il governo. La vittoria a Venezia, però, è costituita da tanti piccoli fattori, non tutti riconducibili a un contesto nazionale. In ogni caso il successo di Venturini con il 55% dei consensi – rispetto al 35% di Martella – è una presa di coscienza per il centrosinistra.
L’opposizione, che aveva deciso di sostenere unitamente un solo candidato, aveva visto nella sconfitta del “Sì” al referendum della Giustizia un chiaro segnale della disaffezione del popolo al governo. Eppure, un referendum costituzionale è un voto ben diverso da una comunale, così come da un’elezione politica. Soprattutto se i cittadini chiamati alle urne vivono nel capoluogo di un territorio gestito da decenni dal centrodestra.
Il centrosinistra: “Dobbiamo ripartire dai programmi”
Mentre il centrodestra si gode una vittoria effimera, ben consapevole che la scelta di un sindaco è diversa da quella di un Presidente del Consiglio, il centrosinistra fa ammenda e ricerca l’errore compiuto a Venezia. “Non ci abbiamo capito niente”, commenta un esponente di primo piano del Pd, riconoscendo la cecità del campo progressista a Venezia. “Il dato deve farci riflettere” è il mantra ripetuto nel centrosinistra, dove comunque ci si aggrappa al risultato generale di queste elezioni.
“Dovremo fare i conti alla fine, perché credo che prima di dichiarare vittoria o di fare proiezioni nazionali di un voto che comunque rimane locale, aspettiamo di vedere i risultati dei 18 comuni”, ha spiegato Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd, sostenendo di non credere che “l’abbaglio del referendum” sia una delle cause della capitolazione del centrosinistra. “Dobbiamo lavorare a un’alternativa programmatica da proporre ai cittadini”, aggiunge Paola Taverna del M5S, ricordando che anche il dato dell’astensionismo indica che i cittadini pretendono progetti che siano all’altezza delle loro aspettative.
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