(Adnkronos) – I due attivisti italiani della Flotilla fermati a Sirte in Libia sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandestini. Lo riferiscono fonti informate.
Gli attivisti italiani sono Domenico Centrone, insegnante di Molfetta (Bari) e Leonarda Alberizia, di Asti. Stavano partecipando alla missione umanitaria internazionale della Land Convoy, diretta verso la striscia di Gaza in Palestina: con loro erano stati persi i contatti ieri pomeriggio, dopo che avevano oltrepassato il confine tra Libia occidentale e Libia orientale (Cirenaica), quest’ultima guidata dal governo del generale Haftar.
“Il convoglio di Terra è attualmente sotto attacco. Secondo quanto riferito, veicoli non identificati stanno speronando le tende e le persone vengono picchiate e trascinate con la forza all’interno di auto e autobus”. E’ quanto si apprende dalla Global Sumud Flotilla Italia sulla situazione degli attivisti in Libia. ”Uomini e donne vengono aggrediti violentemente e costretti ad abbandonare il sito – fanno sapere – Sebbene non sia chiaro chi ci sia dietro gli attacchi, stiamo ricevendo segnalazioni secondo cui sarebbero perpetrati dalle forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale”.
“Stiamo seguendo minuto per minuto la situazione, come abbiamo seguito gli altri che erano in Israele, così seguiamo questi che sono in Libia, come facciamo per tutti i cittadini italiani. Stiamo avendo un’interlcuzione anche a Bengasi e dovrebbero andare oggi davanti al giudice. Speriamo di riuscire intanto a farli tornare, ci stiamo lavorando. La situazione libica non è semplice”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il convoglio, formato da 250 persone, provenienti da diversi Paesi, automezzi, case mobili, beni di consumo, una ambulanza, dopo 8 giorni di attesa a Sirte e trattative infruttuose, avevano deciso di muoversi verso la parte orientale. Una delegazione in avanscoperta formata da un paio di mezzi e una decina di attivisti di diverse nazionalità (Italia, Spagna Uruguay, Argentina, Polonia, Stati Uniti, Portogallo, Canada), ha superato il confine per intavolare una trattativa diretta.
I 10 attivisti arrestati dalle Forze Armate Arabe Libiche (Laaf) e dalle autorità della Libia orientale (Governo di Salvezza Nazionale) dopo aver attraversato “in buona fede la linea 5+5 nei pressi di Sirte per condurre negoziati pacifici a nome del convoglio e facilitare la consegna di aiuti umanitari a Gaza”, riferisce la Global Sumud Flotilla invitando i governi di tutto il mondo a chiedere il loro “immediato rilascio”.
Gli arrestati, tra cui due medici, sono: Alicia Armesto Nuñez (Spagna), Laura Kwoczała (Polonia), Jenelle Jones (Usa), la dottoressa Maria Paula Giménez (Argentina), il dottore Lucas Ezequiel Aguilera (Argentina), Matias Alvarez Rodriguez (Uruguay), Ana Margarida França Santana Baptista (Portogallo), Ashraf Khoja (Tunisia), Domenico Centrone (Italia), Leonarda Alberizia (Italia).
I dieci delegati si sono offerti volontari per entrare nella zona di sicurezza 5+5 al fine di negoziare il passaggio per la missione umanitaria. L’ultima comunicazione da parte del gruppo è stata ricevuta alle 15:22 ora locale del 24 maggio, quando uno dei delegati ha riferito che il gruppo stava per essere trasferito su tre furgoni bianchi. Da allora non è stato stabilito alcun contatto diretto. Secondo informazioni provenienti da canali non ufficiali, si legge in una nota della Flotilla, “le autorità della Libia orientale avrebbero affermato che i partecipanti sono entrati nella zona senza autorizzazione e che sono in corso le procedure per la loro espulsione”.
“L’arresto si inserisce in una serie di casi di mancato coordinamento da parte delle autorità della Libia orientale. Prima dell’ingresso della delegazione, il convoglio aveva tentato per due volte di avviare negoziati formali: il primo tentativo era stato accolto con calore e con la promessa di un incontro successivo che non si è mai concretizzato; il secondo si è concluso con un ufficiale militare che ha intimato ai delegati del convoglio di andarsene immediatamente. Quando i canali ufficiali e le procedure riconosciute a livello internazionale si sono rivelati inefficaci, il convoglio si è diretto verso il valico per tentare negoziati diretti in assoluta buona fede. I delegati sono civili disarmati impegnati in una missione umanitaria. La loro detenzione è priva di fondamento giuridico”, sottolinea la Flotilla chiedendo ai governi di Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Portogallo, Tunisia e Italia di stabilire contatti urgenti con le autorità della Libia orientale a Bengasi, di richiedere il “rilascio senza condizioni dei loro connazionali e di garantire un passaggio sicuro alla missione umanitaria”.
Il Global Sumud Land Convoy è partito il 15 maggio 2026 (Giorno della Nakba) con a bordo 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari e oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 paesi, tra cui professionisti del settore medico, ingegneri, educatori e osservatori legali. Il suo obiettivo: fornire aiuti umanitari, creare un corridoio di solidarietà e fornire supporto specialistico alla ricostruzione delle infrastrutture civili di Gaza guidata dai palestinesi.
All’attenzione dei pm della procura di Roma che indagano sui fermi degli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla ci sono una decina di nomi della catena di comando israeliana contenuti nella lista stilata dalla Fondazione Hind Rajab, l’organizzazione che raccoglie denunce sui crimini di guerra, acquisita agli atti attraverso il team legale della Flotilla. Al vaglio le possibili responsabilità del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir e di altre cariche militari anche alla luce delle testimonianze degli attivisti rientrati e del materiale raccolto.
Tra questo anche il video di Ben-Gvir, diffuso sui propri canali social e girato nel porto di Ashdod, dove si vedono i partecipanti alla Global Sumud Flotilla, derisi, in ginocchio con le mani legate dietro alla schiena. Nel procedimento i magistrati stanno valutando oltre all’ipotesi di sequestro anche quella di tortura e violenza sessuale. E nella delega di indagine affidata ai carabinieri del Ros oltre all’audizione degli attivisti è prevista anche l’acquisizione di eventuali immagini presenti nei dispositivi che possano essere utili alle indagini.
A piazzale Clodio altri fascicoli sono già aperti sulle precedenti missioni della Flotilla. L’ultimo era stato avviato dopo gli esposti arrivati in seguito all’abbordaggio delle autorità israeliane contro le imbarcazioni partite il 26 aprile dalla Sicilia e fermate la notte del 29 aprile in acque internazionali vicino all’isola di Creta. Un altro procedimento era stato aperto dopo che lo scorso ottobre attivisti e parlamentari italiani che si trovavano a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla erano stati fermati in prossimità della costa di Gaza dalle forze israeliane e poi rimpatriati. In quest’ambito i magistrati nelle scorse settimane hanno chiesto di inoltrare una rogatoria a Israele.
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