mercoledì 27 Maggio 2026
Erri De Luca

Erri De Luca: “A Gaza nessun genocidio. Sono un sionista”

Lo scrittore in un’intervista a Israel Hayom sostiene che, qualora le Idf avessero voluto sterminare i palestinesi, non avrebbero fatto evacuare la popolazione tra il nord e il sud della Striscia

Da Maria Vittoria Ciocci
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Lo scrittore Erri De Luca è atteso all’International Writers Festival di Mishkenot Sha’ananim a Gerusalemme. Per l’occasione, ha rilasciato una lunga intervista a Israel Hayom. La sua posizione sul conflitto imperversato nella Striscia di Gaza è chiara: “È una guerra brutale e moderna, in cui il numero di vittime civili è enorme e terribile perché si combatte in uno spazio urbano denso. È l’effetto inevitabile del combattere un nemico che si trincera tra i propri civili, ma non è genocidio“. Secondo l’intellettuale partenopeo, la riprova di questo risiederebbe nel comportamento delle Idf, che hanno chiesto ai palestinesi di evacuare il nord e il sud della Striscia in base a come cambiava il vento dei bombardamenti. “Se l’obiettivo dell’esercito fosse lo sterminio di un popolo, aveva un bersaglio perfettamente immobile”, ha affermato. Definendosi, per concludere, sionista.

Chiunque riconosca il diritto di Israele a esistere qui, chiunque veda due entità vivere fianco a fianco, è già sionista per questo fatto stesso”, il verdetto. Seguito dalla presa di posizione: “Non sono capace di sedermi nella stessa stanza o condividere un palco con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa. E, cosa più importante, non collaborerò con nessun evento o forum in cui si parli di genocidio in riferimento a Gaza’”. Quello che però De Luca dimentica è ciò che si consuma anche nei territori della Cisgiordania. Così come le parole dei ministri estremisti Bezalel Smotrich e Itamar Ben Givir, che più volte hanno parlato di “espulsione dei palestinesi” e sostenuto che questi ultimi “non esistono”. Quello che appare, insomma, come il desiderio di repressione sistematica di un popolo.

Ma De Luca non si ferma a delegittimare la definizione di “genocidio” dei gazawi, ma invita anche – indirettamente – il Governo di Tel Aviv a non demordere: “Dovete cercare di liberarvi di Hamas e Hezbollah politicamente e operativamente, e vedo piccoli segnali che questo è possibile. C’è un momento storico in cui un gruppo o un popolo può essere redento e liberato solo attraverso la sconfitta militare dei suoi leader tirannici. È quello che sta accadendo ora a Gaza ed è l’unica possibilità di un vero cambiamento nella regione”. Una riflessione che può trovare l’appoggio anche da qualche esponente pro-Pal, in quanto Hamas rimane responsabile del pogrom del 7 ottobre. Tuttavia, rimane il fatto che per sconfiggere un movimento terrorista occorrerebbe muovere le unità di intelligence, non bombardare sistematicamente e alla cieca la popolazione civile. Perché questo, nei fatti, è uno sterminio di massa.

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