Israele ha colpito nella notte obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale, ignorando l’invito alla moderazione che Donald Trump avrebbe rivolto a Benjamin Netanyahu. I raid sono arrivati a seguito dell’intercettamento di undici missili iraniani, un “avvertimento” di Teheran a cessare gli attacchi su Beirut.
Nelle stesse ore si sono riaccesi anche i fronti del Kurdistan iracheno e dello Yemen, mettendo ancora più a rischio la fragile tregua dell’8 aprile.
L’appello di Trump
Secondo la televisione di Stato iraniana, esplosioni sono state udite in almeno tre città, compresa Teheran. L’esercito israeliano ha confermato di avere colpito installazioni militari in diverse zone del Paese, presentando l’operazione come risposta all’attacco missilistico lanciato domenica sera dall’Iran.
Trump avrebbe cercato di fermare la rappresaglia con una telefonata a Netanyahu, non ancora confermata ufficialmente dalla Casa Bianca. “Chiamerò subito Bibi e gli dirò di non reagire”, avrebbe dichiarato il presidente statunitense secondo Axios. Ma l’appello, se c’è stato, è caduto nel vuoto.
I raid israeliani su Beirut
La nuova escalation è legata direttamente al conflitto in Libano. Domenica Israele aveva colpito ancora i sobborghi meridionali di Beirut, causando due morti e venti feriti secondo il ministero della Salute libanese. L’operazione era stata giustificata come risposta al fuoco di Hezbollah contro il territorio israeliano.
Teheran, impegnata nei negoziati per la pace con gli Stati Uniti, aveva più volte avvertito che nuovi attacchi sulla capitale libanese avrebbero provocato una ripresa su vasta scala delle ostilità. Per le Guardie rivoluzionarie, dunque, il lancio degli undici missili era soltanto un “avvertimento”: “Se tali aggressioni si ripeteranno, le risposte saranno più ampie e riguarderanno tutti gli obiettivi sionisti-americani nella regione”.
Axios: nessun via libera dalla Casa Bianca
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore nei colloqui con Washington, ha accusato gli Stati Uniti di avere autorizzato il raid israeliano su Beirut, sostenendo che nuovi attacchi su obiettivi americani e israeliani siano ormai “legittimi”. Un funzionario statunitense ha però negato ad Axios che la Casa Bianca abbia concesso un via libera all’operazione.
La crisi rischia di compromettere gli sforzi diplomatici per raggiungere un accordo. L’Iran continua infatti a chiedere che qualsiasi intesa comprenda anche la cessazione delle operazioni israeliane in Libano.
Si riaccendono tutti i fronti regionali
Nella stessa notte l’Iran ha attaccato nel Kurdistan iracheno quello che ritiene essere il quartier generale di gruppi definiti “terroristici”. Poco dopo, Israele ha annunciato di avere intercettato un missile proveniente dallo Yemen e diretto verso il centro del Paese, segnalando la ripresa delle operazioni degli Houthi.
A seguito dell’escalatiom, Teheran ha chiuso lo spazio aereo sull’Iran occidentale e sospeso i voli in arrivo all’aeroporto internazionale. Provvedimenti analoghi sono stati adottati da Iraq e Siria.
La tregua, già fragile, appare così sempre più vicina al collasso.
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