Intesa Sanpaolo e Unipol hanno lanciato un’offerta da 30,6 miliardi di euro per acquistare Monte dei Paschi di Siena (Mps). L’operazione, guidata da Carlo Messina, propone 10,091 euro per azione – quindi 1 euro in contanti e 1,6 euro in azioni –, con un premio del 12,5% che ha fatto lievitare Mps in borsa a 10,10 euro (+12,96%).
Il progetto prevede una spartizione delle attività: Intesa acquisirà Mediobanca, che detiene la quota in Generali, e circa metà delle filiali Mps. Le restanti 635 saranno cedute a Unipol per 3,5 miliardi di euro. Carlo Cimbri, alla guida della compagnia bolognese, ha spiegato che gli sportelli serviranno a creare una banca autonoma, che in un secondo momento sarà fusa con Bper. Unipol punta a salire oltre il 40% della nuova realtà bancaria – battezzata Banca Monte dei Paschi –, mentre per sostenere l’operazione varerà un aumento di capitale da 2,5 miliardi, già coperto per metà dalle coop azioniste.
Banco Bpm è fuori gioco?
La proposta congiunta di Intesa Sanpaolo e Unipol mette fuori gioco l’offerta di fusione alla pari avanzata da Banco Bpm, liquidata da Messina come una semplice “lettera d’amore” rispetto a un’offerta vera e propria, e definita da Cimbri il tentativo di un “innamorato disperato”. Messina ha inoltre sottolineato come un’eventuale asse Bpm-Mps potrebbe far attivare il golden power, ovvero il potere di veto dello Stato, volto a tutelare il patrimonio sociale, storico ed economico nazionale. Questo per la presenza di Credit Agricole nel capitale di Bpm.
Per il momento il consiglio di amministrazione Mps si è limitato a dire che valuterà sia la proposta “non sollecitata” di Bpm sia quella “non concordata” di Intesa. A ogni modo, se si arrivasse a un accordo, Intesa arriverà a gestire 1.700 miliardi di euro di attività finanziarie e oltre 27 milioni di clienti. Peraltro, avrà la possibilità di blindare Generali, che Messina precisa rimarrà solo solo un investimento azionario, senza intenzioni di acquisizione o gestione diretta.
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