Il percorso giudiziario di Alberto Stasi registra un nuovo passaggio. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha infatti depositato il provvedimento che autorizza formalmente l’affidamento in prova ai servizi sociali, consentendo così all’uomo di lasciare il carcere e proseguire l’esecuzione della pena fuori dall’istituto penitenziario.
La decisione rappresentava un esito ormai atteso dopo il precedente parere favorevole della Procura generale. Con il deposito dell’atto, però, arriva la conferma ufficiale che permette a Stasi di accedere alla misura alternativa e di concludere all’esterno gli ultimi anni della condanna che la magistratura ha stabilito in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, il delitto che sconvolse l’opinione pubblica italiana e che continua ancora oggi ad attirare grande attenzione mediatica.
Il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza
I giudici milanesi hanno valutato la situazione detentiva di Stasi, il percorso svolto negli anni di reclusione e i requisiti previsti dalla normativa per l’accesso alle misure alternative. Il provvedimento consente all’ex studente bocconiano di uscire dal carcere e di scontare la parte residua della pena attraverso l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Questa misura prevede un programma specifico di reinserimento sociale e comporta il rispetto di prescrizioni e controlli stabiliti dall’autorità giudiziaria. L’obiettivo consiste nel favorire il graduale ritorno alla vita civile delle persone detenute che possiedono i requisiti richiesti dalla legge e che hanno già percorso una parte significativa della pena.
Nel caso di Stasi, i giudici hanno ritenuto che esistessero le condizioni necessarie per concedere il beneficio. La decisione arriva dopo un lungo periodo trascorso all’interno del sistema penitenziario e dopo una fase di semilibertà che aveva già consentito all’uomo di trascorrere parte della giornata all’esterno.
Oltre dieci anni trascorsi in carcere
Alberto Stasi entrò nel carcere di Bollate nel dicembre del 2015 per iniziare l’esecuzione della condanna definitiva. Da quel momento ha trascorso circa dieci anni e mezzo in detenzione.
Negli ultimi tempi l’uomo beneficiava già del regime di semilibertà. Questa misura gli permetteva di svolgere attività fuori dall’istituto penitenziario durante il giorno, imponendogli però il rientro nella casa di reclusione nelle ore serali. Il percorso aveva quindi già segnato un progressivo allentamento delle restrizioni previste durante la detenzione ordinaria.
L’affidamento in prova ai servizi sociali rappresenta ora un ulteriore passo in questo processo. Grazie alla nuova decisione, l’uomo non dovrà più fare ritorno in carcere ogni sera e completerà il periodo residuo della pena seguendo il programma stabilito dagli organi competenti.
Gli ultimi anni della condanna
La condanna definitiva inflitta a Stasi ammonta a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara. Con il nuovo provvedimento, l’uomo potrà scontare fuori dal carcere gli ultimi circa due anni della pena.
La misura alternativa non cancella la condanna né interrompe l’esecuzione della pena. Al contrario, costituisce una modalità diversa attraverso cui la persona condannata completa il proprio percorso giudiziario, nel rispetto delle regole fissate dal Tribunale di Sorveglianza.
A cura di Sharon Costa
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