Il leader del M5s non ha dubbi sull’operato di Giorgia Meloni: “Una volta a Palazzo Chigi ha accumulato tantissimi fallimenti”. Per governare, infatti, non è sufficiente vantare ottime doti oratorie. Sono quelle che il leader pentastellato riconosce alla premier, sottolineando però che le sue “idee apparentemente chiare” non si sono tradotte in misure concrete negli ultimi quattro anni. Intervistato da Repubblica, Conte elenca una serie di buchi nell’acqua: “Un debito più alto nonostante i 209 miliardi che abbiamo lasciato su un vassoio d’argento, sulla spesa sanitaria mancano svariati miliardi, siamo a 35 mesi di calo della produzione industriale e ci sono 6 milioni di cittadini in povertà”.
Non manca poi di criticare anche la strategia in politica estera: “Abbiamo contribuito a distruggere la legalità internazionale omaggiando Netanyahu e siamo additati, insieme alla Mongolia, come Paesi canaglia per il caso Almasri”. Per questa ragione Conte afferma che sia venuto il momento di un cambio di passo e, relativamente alle elezioni parlamentari del 2027, si dice ottimista. L’ex presidente del Consiglio, infatti, ricorda: “Non si va a votare domani e non partiamo da zero. Abbiamo già tanti punti condivisi, a cominciare dalle politiche del lavoro”. Il segreto è semplicemente “ascoltare le priorità dei cittadini”.
Il futuro del campo largo
Nel corso dell’intervista a Repubblica, Giuseppe Conte ha avuto modo di chiarire la questione Renzi: “Obiettivamente è stato più volte rottamatore. C’è un problema di affidabilità e andrà affrontato a tempo debito”. Il leader pentastellato fatica a perdonare al segretario di Italia Viva il passo indietro durante il Conte II. L’obiettivo, però, rimane offrire ai cittadini italiani una solida alternativa al centrodestra. Tanto che Conte, tornando sulle primarie, sottolinea: “Se io non dovessi essere il premier di questa coalizione, troverete in me sempre un costruttore e mai un rottamatore”.
I punti di forte divergenza rimangono in sintesi due: il nodo Ucraina e la questione della patrimoniale. Il Movimento 5 stelle non è favorevole all’adesione di Kiev nell’UE e neppure all’imposizione di una tassa sui super ricchi – con qualche diverbio interno al Movimento: l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, per esempio, è d’accordo –. “Per farla – la patrimoniale, ndr – devi quotare il patrimonio, ma come lo misuri? Quello che serve è una retribuzione giusta. Meloni ha fatto un patto con i poteri forti, si è garantita i fondi di investimento internazionali, ha omaggiato l’industria delle armi, le banche e le grandi aziende energetiche. Ha indebolito il ceto medio”, ha chiarito Conte.
Sul conflitto russo-ucraino, invece, taglia corto. Ha espresso più volte il suo pensiero e lo ribadisce a Repubblica: “Mi sembra che stia arrivando una svolta negoziale, che è l’unica soluzione”. E aggiunge: “O abbracciamo questa escalation senza fine o, come sempre nella storia, ci sarà un trattato di pace”.
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