La Fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi respinge l’accusa di censura lanciata da Giorgia Meloni sul cosiddetto «patentino antifascista». Gli organizzatori spiegano che la dichiarazione richiesta agli espositori riguarda soltanto il rispetto dei principi costituzionali e democratici, ma annunciano un ulteriore approfondimento dopo l’intervento della presidente del Consiglio.
«Nessuna censura»
«La decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili, non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera», si legge nel comunicato.
Gli organizzatori precisano che si tratta di «un documento basato su riferimenti istituzionali e universali, privo di visioni di parte, senza accenni politici e tantomeno legami partitici». La dichiarazione, dunque, non imporrebbe un orientamento culturale o editoriale, ma chiederebbe il riconoscimento dei valori fondamentali della Repubblica.
Il precedente di Passaggio al Bosco
«Siamo rammaricati di quanto sta accadendo», hanno proseguito gli organizzatori. «L’intervento della presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale».
La decisione è probabilmente una conseguenza delle polemiche dell’edizione precedente, provocate dalla partecipazione a Più libri più liberi di Passaggio al Bosco, casa editrice che promuove pubblicazioni riconducibili all’immaginario nazifascista. Ottantanove personalità avevano chiesto all’Associazione italiana editori di escluderla. La mobilitazione produsse però anche un effetto opposto: lo stand divenne uno dei più discussi e visitati della Fiera.
Il post di Meloni
Quest’anno ad aprire la polemica è stata Meloni. «Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione», ha scritto domenica mattina su X.
Secondo la premier, l’antifascismo sarebbe una scusa: «Sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».
Conte: «Polemica surreale»
Per Giuseppe Conte, la polemica è l’ennesimo espediente di Meloni per distogliere l’attenzione dai problemi reali del paese: «Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati ma che sarebbero utili per infrastrutture, scuole, sanità», ha sottolineato il leader del M5S, «E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo».
Secondo l’ex presidente del Consiglio, dietro l’offensiva ci sarebbe anche la competizione con Roberto Vannacci: «Giustamente oltre all’ossessione nei miei confronti adesso ha l’ossessione per Vannacci, che cresce grazie ai suoi fallimenti e ai suoi tradimenti».
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