Da giorni si vocifera della sostituzione di Matteo Piantedosi alla guida del Viminale con il vicepremier Matteo Salvini. Qualora la premier Meloni concedesse il via libera per il cambio di passo, il ministro ha garantito che comunque svolgerà fino alla fine il suo lavoro “con il massimo impegno e con un orizzonte progettuale di legislatura”.
Il pressing della Lega però non gli va giù e neppure la battuta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che durante l’ultimo consiglio federale del partito ha affermato: “Quando parla in Consiglio dei ministri non sempre lo capisco”. Il comportamento degli esponenti del Carroccio è inusuale, considerando che furono loro a indicare a Meloni il nome di Piantedosi come ministro dell’Interno, ma evidentemente l’ascesa politica di Roberto Vannacci fa troppa paura.
Per i leghisti, l’unico modo per arginarlo è dare colore politico al tema della sicurezza e quindi affidare nuovamente la guida del Viminale a Salvini. Il rapporto tra i due però rimane buono. Il Corriere della Sera parla di “interlocuzione continua”, mentre i collaboratori di Piantedosi lo definiscono “imperturbabile” e “animato da autentico ed esclusivo spirito di servizio”.
“Vannacci, ndr – non è un problema nostro”, insistono dalla Lega, “ma di tutto il Governo, a partire da Meloni”. Ma ciò che i salviniani propongono implicherebbe inevitabilmente la formazione di un Meloni bis prima del tempo e l’azzeramento del record di longevità tanto caro alla premier. Per il momento, quindi, nulla da fare. E il muro arriva anche dal vicepremier Antonio Tajani, che ha chiarito: “Salvini al Viminale? Non è all’ordine del giorno”.
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