Un sacchetto blu per salvare il pianeta: potrebbe essere questo lo slogan dell’iniziativa che i tifosi del Giappone stanno portando negli stadi di Messico, Canada e Stati Uniti in occasione dei Mondiali del 2026. Alla fine di ogni partita, i cittadini nipponici utilizzano dei sacchi della spazzatura blu (il colore della loro nazionale) per raccogliere i rifiuti presenti in tutto lo stadio. Un piccolo gesto per contribuire a limitare l’impronta ambientale di questa competizione, già definita “la più inquinante di sempre”.
I giocatori delle 48 squadre in gara, infatti, devono spostarsi tra tre Nazioni con i loro aerei. La stima è che in 38 giorni il torneo emetterà tra i 9 e i 15 milioni di tonnellate di Co2. Un singolo tifoso che decidesse di seguire la propria nazionale fino alla finale potrebbe generare da solo circa 3,5 tonnellate di CO2. Numeri drammatici che ancora una volta dimostrano il disinteresse di queste grandi competizioni per il futuro del nostro pianeta.
La tradizione ecologica del Giappone ai Mondiali
I tifosi del Giappone provano a interrompere questa scia inquinante con un gesto che dovrebbe essere di esempio per tutti. Questo Mondiale non è il primo in cui si assiste a una scena simile. I giapponesi, infatti, hanno dato il via a questa tradizione ai Mondiali di Francia del 1998. Gli stessi sacchetti sono sventolati dagli spalti durante la partita per rafforzare il tifo. Anche i giocatori della “Samurai Blu” non sono da meno: i calciatori sono soliti pulire a fondo gli spogliatoi dopo le partite, lasciando anche un biglietto di ringraziamento scritto nella lingua del Paese ospitante.
Le iniziative per limitare l’inquinamento
Eppure, lo sforzo dei giapponesi non sarà sicuramente sufficiente a rimediare all’inquinamento prodotto dai Mondiali 2026. La Fifa ha affermato di riconoscere l’impatto climatico della competizione, in particolare per la necessità dei continui trasporti aerei. Proprio per questo, la Federazione ha riferito alla Bbc di aver dato inizio a programmi per la “promozione del riciclo e per ridurre gli sprechi alimentari nei principali siti dei tornei”.
Una mossa che sembra minima rispetto all’inquinamento provocato dagli aerei utilizzati per permettere ai Mondiali di svolgersi in tre Nazioni differenti. I voli intercontinentali e interni rappresentano infatti dall’80% al 90% dell’impronta carbonica totale del pianeta. La soluzione, quindi, deve intervenire in questo settore per avere risultati che siano degni di questo nome.
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