giovedì 13 Agosto 2026
Giulio Regeni

La Procura di Roma sul caso Regeni: «Torturato per giorni. Non dalla malavita, ma da agenti di sicurezza egiziani»

Quattro indagati per la morte del giovane ricercatore, ucciso nell'inverno del 2016 al Cairo. Nell’aula bunker di Rebibbia si parla di «accanimento su un corpo spezzato dal dolore»

Di Maria Vittoria Ciocci
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Sono quattro i cittadini egiziani inquisiti dalla Procura di Roma, che indaga sulla morte del ricercatore Giulio Regeni. La posizione del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco è netta: «Non fu da uomini della malavita, ma da appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani». Non solo: «Il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini». La descrizione delle condizioni del corpo del giovane ricercatore inerme è chiara e dettagliata: entrambe le scapole fratturate, impossibilitato a camminare o difendersi. Dopodiché, spiega Colaiocco, «sul suo corpo, spezzato dal , si sono accaniti».

Nell’ bunker nel cuore di Rebibbia, i pm delineano le dinamiche dell’aggressione che portò Regeni alla morte. «Giulio era preoccupato per la situazione in Egitto», raccontano. Aveva «piena consapevolezza» del «contesto altamente instabile» nel quale si stava inserendo per la sua attività di . Colaiocco ha presentato il documento con la quale vengono formalizzate le accuse di , tortura e infine omicidio. Secondo il pm, a un certo punto il ricercatore si sarebbe impantanato in una «zona d’ombra» nella quale il cessa di esistere e al suo posto «subentra solo la nuda forza».

Durante la requisitoria, Colaiocco ha ricordato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha evidenziato con convinzione: «La verità e la non devono prestarsi a compromessi». E così la Procura di Roma ha seguito passo dopo passo l’invito del Capo di , con l’obiettivo di portare alla luce la verità su quanto accaduto nell’inverno del 2016. Questo, afferma il procuratore, è un « contro il silenzio». Lontano da casa e solo, il corpo di Regeni è stato rinvenuto devastato dalle torture, senza sedazione. «Ogni segmento anatomico racconta una diversa modalità di sevizia», spiega il pm.

Dai risultati dell’autopsia ne emerse un quadro inquietante: venti fratture sparse, di cui cinque ai denti e quindici alle ossa. Giulio, che aveva solo 28 anni, non è morto per le lesioni. Gli inquirenti, preso atto dei resoconti dei medici legali, hanno potuto constatare che fu un «atto finale volontario» a ucciderlo. Peraltro, per la Procura di Roma «tutte le lesioni non sono state inferte nello stesso momento», ma «prodotte in tempi diversi, nel corso dei sette giorni di sequestro, tra il 25 gennaio e il 1° febbraio». Questo, chiaramente, significa che Regeni ha subito aggressioni fisiche e vessazioni per più giorni di seguito.

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