mercoledì 15 Luglio 2026
Venezuela

Venezuela, rinvenuto il corpo di un altro italiano e di tutta la sua famiglia

Il corpo di Enzo è stato estratto dalle macerie, insieme a quello di sua moglie e della figlia. L’unico superstite è il figlio Carlos, che si trovava in Italia

Di Maria Vittoria Ciocci
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In Venezuela civili, soccorritori e forze dell’ordine continuano a scavare a mani nude tra calcinacci e detriti, nella speranza di trovare qualche superstite del terremoto che ha ridotto La Guaira in macerie. Con quasi 70 mila dispersi, sale il bilancio delle vittime a 1450. Tra questi, anche Enzo Cuomo, cittadino italiano di 63 anni, rinvenuto tra le rovine di un edificio situato nel cuore di Caracas. Cuomo era un architetto originario di Laviano, di poche anime in di . E come lui, hanno incontrato lo stesso destino la moglie 53enne Trini Adrina e la figlia 22enne Isabella.

È Carlos Francisco Cuomo, secondo figlio della , l’unico superstite. Il giovane infatti si trova in per sottoporsi a delle cure. Ma per la famiglia Cuomo è una storia drammatica che si ripete: nel 1980 il terremoto che distrusse l’Irpinia uccise i nonni materni di Enzo, soffocati, anche allora, dagli edifici ridotti in rovina.

La storia di Juan e Dayana

In un contesto così drammatico sono storie come quella di Dayana Patino a ridare speranza, che in attesa di essere salvata ha pregato incessantemente affinché il figlio Juan, di 18 mesi, uscisse vivo dalla devastazione che li sovrastava: «È stato lui che mi ha dato la forza di restare in vita».

Quando la prima ha fatto traballare le fondamenta del palazzo, Dayana si trovava in cucina nel suo appartamento all’ottavo piano. Racconta alla Bbc di essersi precipitata dal piccolo per tentare di proteggerlo. A un certo punto ha avuto «la sensazione di affondare nell’acqua e nella terra» e, dopo un di diversi metri, è precipitata «nella fossa dove» è «rimasta». Ancora non si spiega come sia stata in grado di non lasciare la presa, ma alla fine è riuscita ad avvolgere il piccolo tra le braccia, imbattersi violentemente contro gli armadi.

Non si è però abbandonata al . Non si è agitata e ha preferito non gridare per non sprecare energie. «Avrei urlato quando necessario, quando avrei sentito voci o passi nelle vicinanze», spiega ai cronisti. Nonostante la gamba imprigionata nel cemento e un roccia che premeva contro la tempia, Dayana è riuscita a mantenere la calma.

Poi ha sentito il fratello chiamarla e ha capito che era venuto il momento di farsi sentire: «Mi sono detta: questa è la mia unica possibilità. Ho gridato a squarciagola, ho urlato ‘Eccomi!’ con tutte le mie forze, e lui ha risposto: ‘Ti ho trovato, e ti prometto che non me ne andrò finché non ti avrò tirato fuori’». Così è stato. Dayana e Juan sono sopravvissuti al terremoto. La ha riportato lesioni a entrambe le gambe, mentre il piccolo Juan è uscito praticamente illeso, con qualche ferita lieve.

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