Prima ignorarlo. Poi attaccarlo. Adesso smettere di demonizzarlo. In pochi mesi Giorgia Meloni ha cambiato tre volte strategia nei confronti di Roberto Vannacci. Non per una diversa valutazione politica del generale, ma perché è cambiato il suo peso elettorale.
I numeri, almeno quelli dei sondaggi Swg per il Tg La7, raccontano una crescita costante di Futuro nazionale: dal 3,6% del 27 aprile al 5,3% del 22 giugno. In mezzo una progressione quasi continua – 3,9%, 4,1%, 4,3%, 4,6%, 4,8% – culminata dopo l’assemblea costituente di Roma del 13 e 14 giugno. Nell’ultima rilevazione Vannacci raggiunge addirittura la Lega.
È qui che cambia anche Palazzo Chigi. La prima linea era quella dell’indifferenza: non nominare il generale, considerarlo un fenomeno passeggero. Quando però i sondaggi hanno continuato a premiarlo, è arrivata la fase dello scontro, con gli attacchi di Meloni, dei dirigenti di Fratelli d’Italia e persino del presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma nemmeno questa offensiva ha fermato la crescita del nuovo movimento.
Così, nelle ultime settimane, il clima è cambiato ancora. Toni più prudenti, nessuna scomunica definitiva. Il motivo è semplice: se Vannacci dovesse consolidarsi sopra il 5%, o addirittura crescere ancora, potrebbe diventare decisivo per la vittoria del centrodestra alle politiche del 2027. Tenerlo fuori dalla coalizione sarebbe un rischio che Meloni difficilmente potrebbe permettersi.
A rafforzare questa lettura c’è anche l’indiscrezione pubblicata da Repubblica su un sondaggio riservato circolato ai vertici di Fratelli d’Italia. Lo scenario accredita Futuro nazionale fino al 10%, con la Lega al 5%, Forza Italia al 6% e FdI intorno al 25. Che sia una fotografia realistica o meno conta relativamente: i sondaggi, in politica, servono spesso più a orientare le strategie che a prevedere il voto.
Se quella dinamica prendesse forma, a pagare il prezzo più alto sarebbe Salvini. Ma anche Forza Italia rischierebbe di vedere ridursi ulteriormente il proprio spazio, schiacciata tra il partito della premier e la nuova destra di Vannacci. Il centrodestra si ritroverebbe così con tre partiti in competizione per lo stesso elettorato, mentre Meloni sarebbe costretta a rincorrere chi, fino a ieri, riteneva soltanto un fenomeno marginale.
È il paradosso della politica italiana: il partito che conquista il governo finisce per creare, alla propria destra, un nuovo competitore. E il cambio di strategia della premier è forse il primo riconoscimento di questa nuova realtà.
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