Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha smentito la tesi portata avanti da alcuni esponenti e colleghi di FdI sulla possibilità che l’albergatore Cesare Paladino, padre della compagna del presidente del M5S Giuseppe Conte, sia stato l’unico beneficiario della revoca della sentenza di condanna per non aver pagato la tassa di soggiorno al Comune di Roma. Cade così l’ennesima accusa contro l’ex premier, avversario privilegiato del partito della Presidente del Consiglio.
L’accusa stavolta riguarda l’ipotesi che Conte abbia inserito nel decreto legge Rilancio un emendamento che trasformava da penale ad amministrativo il mancato versamento per “salvare suo suocero”. Il tutto senza ricordare che nel 2020, anno in cui fu deciso l’emendamento, l’allora ministro del Turismo Dario Franceschini (Pd) chiarì che tutte le forze politiche erano d’accordo nel trasformare la sanzione per aiutare gli albergatori in difficoltà a causa della pandemia.
La smentita di Nordio
La smentita di Nordio è giunta nel corso di un’interrogazione di FdI risalente al 7 luglio. Come riporta Il Fatto Quotidiano, il Guardasigilli avrebbe confermato l’esistenza di almeno altri nove casi di albergatori per i quali è stata revocata la condanna per peculato. Quindi, Paladino non è stato l’unico a usufruire della retroattività della norma e non avrebbe ottenuto alcun tipo di trattamento di favore.
Paladino non ha mai ottenuto la revoca
Inoltre, Paladino non ha mai ottenuto la revoca della condanna, ma solamente un patteggiamento in Cassazione per l’accusa di peculato per non aver versato la tassa. Infatti, se inizialmente il Tribunale aveva revocato la sentenza per abolitio criminis, nel 2021 la Cassazione ha confermato il patteggiamento per l’albergatore.
La tesi di FdI non regge più
Secondo i dirigenti di FdI, Galeazzo Bignami e Giovanni Donzelli, altri albergatori si sarebbero visti respingere le richieste di revisione. A sostegno di quanto dichiarato avevano citato una sentenza della Cassazione del 2020 e il caso di un’albergatrice di Trapani a cui era stata rigettata l’istanza.
Nordio ha però spiegato che il database dell’ufficio registra numerose revoche delle sentenze per abolizione della norma, ma non permette di individuare la tipologia di reato. Questo a causa della carenza di personale. Le nove cause che si sono concluse con la revoca della condanna sono state scoperte grazie a un approfondimento portato avanti dal Tribunale di Roma.
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