I Carabinieri della Squadra Radiomobile della Capitale hanno un nuovo sponsor: Simone Ruzzi, in arte Cicalone. Youtuber ed ex pugile romano noto per i suoi reportage dedicati al degrado delle periferie. I video, diffusi sulle piattaforme social, creano sistematicamente uno spartiacque nella risposta del pubblico. Qualcuno difende il progetto «informativo», altri invece lo definiscono «giustizialista». Nel suo mirino le borseggiatrici, gli immigrati irregolari, i «maranza» e non solo.
Da qualche mese Cicalone segue le forze dell’ordine durante gli interventi di soccorso e gli arresti. Sale a bordo delle vetture e si fa spiegare l’operazione dai carabinieri presenti. In uno degli ultimi video, condiviso, come i precedenti, su YouTube, l’ex pugile riprende un giovane immigrato in stato confusionale e seminudo, seduto a terra. È la spettacolarizzazione del disagio. Il ragazzo beve da un secchio, sporco di foglie e vernice incrostata. «Poi dicono che a Roma non aiutano», afferma. I residenti, infatti, incuriositi dal frastuono, scendono in strada e chiedono ai Carabinieri di chiamare un’ambulanza. Cicalone si mostra conciliante, ma è uno show a favore di telecamera.
Non è l’unico caso. Il 6 luglio Cicalone accompagna nuovamente i Carabinieri della Radiomobile, questa volta nell’ambito di un caso di violenza domestica. «Devo ritornare al Pertini, tu sei un infame», le parole di una donna che grida sulle scale. L’ex pugile riprende tutto e le forze dell’ordine lo lasciano fare. «Mi ha messo le mani addosso», continua la signora. «L’ha minacciata con un coltello?», chiede uno dei carabinieri. L’uomo responsabile dell’aggressione inizia a rispondere in maniera concitata alle forze dell’ordine. Cicalone è presente anche durante l’interrogatorio dei testimoni. «È una situazione abbastanza complessa», spiega un carabiniere all’influencer. «È quello che dicevi prima», risponde lui, «Non sai mai chi è vittima e chi è carnefice». Un’operazione delicata, che diventa materiale per un contenuto su YouTube, con tanto montaggio e grafiche video.
La criticità è una: l’ipersemplificazione che nasce dall’iperesposizione. Lo spiegano Marica Fantauzzi e Luigi Manconi tra le pagine di Repubblica: «Il problema non è tanto che un privato cittadino continui a utilizzare a proprio vantaggio la violenza e il dolore urbani – tale nefasta tendenza contemporanea è destinata a riemergere stagione dopo stagione – il problema vero è che l’apparato istituzionale trovi proficuo se non necessario piegare a proprio vantaggio questa rappresentazione alterata della realtà». In quella che definiscono la «pornografia del disagio», che si nutre del «voyeurismo tragico» in perfetto stile italiano, un intervento critico e complesso si trasforma in un mero contenuto da dare in pasto all’ossessiva curiosità della folla digitale. Che, in questo modo, ha altri nemici da odiare e nuove vittime a cui rivolgere una vuota pietà.
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