Gaza è fuori dai radar dell’attenzione internazionale, ma dal Board of Peace voluto da Donald Trump non è cambiato sostanzialmente nulla in termini di condizioni umanitarie. Tralasciando, peraltro, le sistematiche violazioni del cessate il fuoco da parte delle Idf, che non hanno mai smesso di scagliarsi contro i cittadini palestinesi. A ogni modo, ancora una volta, sono i numeri a fare paura. In particolare, quelli condivisi da Save the Children: i raid israeliani hanno mietuto oltre 21 mila bambini. Dati che si aggiungono a quelli del Site Management Cluster (Smc): circa 800 mila minori sono sfollati – si tratta dell’80% dei gazawi under 18 –, mentre 7 mila non hanno più nessuno a cui appoggiarsi. Molti, infatti, hanno perso l’intera famiglia.
Ed è un tassello che completa un puzzle avvilente, fatto di povertà, fame e carenza di cure mediche adeguate. Sempre secondo Save the Children, la maggior parte dei bambini è ora senza casa, scuole, ospedali, oltre che totalmente soffocata dal senso di insicurezza e prospettive future. Sono oltre 625 mila i bambini e gli adolescenti in età scolastica che hanno perso tre anni di istruzione, senza possibilità di recuperare le nozioni neppure nei campi, con l’aiuto dei professori e dei maestri superstiti. È più importante cercare di sopravvivere, non solo alla mancanza di viveri, ma anche all’accanimento delle Idf, che dal cessate il fuoco hanno ucciso 275 minori. La Commissione d’inchiesta (Coi) delle Nazioni Unite infatti non ha più dubbi: Tel Aviv è colpevole di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra a Gaza.
«Potremmo morire da un momento all’altro. Spero che la guerra finisca per noi» – le parole di Amani, un’adolescente di 14 anni che chiede legittimamente di poter studiare e soprattutto sognare – «Vorrei vivere una vita serena, all’insegna dell’amore e della pace. A Gaza ci sono tanti bambini le cui voci rimangono inascoltate». Ma ci sono minori che ormai non hanno più voce, perché freddati dai droni e dai mitra dell’esercito israeliano. Come Raghad Ashour, una studentessa di diciotto anni uccisa mentre si stava dirigendo verso il punto di ritrovo per sostenere l’esame di Maturità.
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