L’invasione russa ha costretto l’Ucraina ad attivarsi nel settore della difesa. La sua esperienza sul campo, la fabbricazione di droni di nuova generazione e i passi avanti nella produzione dei sistemi di intercettazione degli ordigni lanciati da Mosca le hanno consentito di riequilibrare la sua posizione nel contesto internazionale. Da destinataria passiva delle forniture a punto di riferimento per lo scambio di competenze, tecnologie quali sensori e radar, oltre che di strategie operative. Punta, quindi, a siglare entro la fine dell’anno corrente una serie di accordi con almeno sette Paesi NATO, interessati proprio alle sue capacità maturate durante il conflitto.
Lo ha confermato al Guardian il vicesegretario del Consiglio di sicurezza ucraino Davyd Aloian, tra i responsabili dei cosiddetti «accordi sui droni»: «L’iniziativa si chiama accordo sui droni, ma in realtà riguarda molto di più». Attualmente Kiev ha già avviato la cooperazione con Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar, che hanno scelto di rivolgersi all’Ucraina alla luce delle rappresaglie iraniane. Si aggiungono anche Azerbaigian, Lettonia e Lituania. In particolare, l’attenzione dei Paesi del Golfo e degli Stati membri della NATO converge sui sottocomponenti dei droni intercettori. Quindi sensori, stazioni di controllo, sistemi radar e procedure operative.
Ma gli «accordi sui droni» hanno anche un altro obiettivo: mantenere viva l’attenzione internazionale sul conflitto russo-ucraino. Prima lo sterminio dei palestinesi a Gaza e l’escalation in Libano, poi la guerra scatenata dall’attacco congiunto di Washington e Tel Aviv contro Teheran, hanno oscurato per diversi mesi la tragedia che continuava a consumarsi nel territorio presieduto da Kiev. Tensioni che, al contempo, non hanno mai smesso di preoccupare Stati come, appunto, Lettonia e Lituania. Tanto che a Riga è stata annunciata l’apertura di un impianto congiunto per la produzione di droni nell’est del Paese e Vilnius ha fatto lo stesso.
La sigla degli «accordi sui droni» potrebbe essere proposta proprio in occasione del summit NATO di Ankara, tra il 7 e l’8 luglio. Diverso è il discorso invece sui missili Patriot, fondamentali per intercettare i droni russi. Il premier ucraino Volodymyr Zelensky ha proposto una produzione europea, che funga da deterrenza contro il Cremlino, ma non tutti gli Stati membri sono d’accordo.
A ogni modo, mentre fino a poco più di un anno fa lo stesso Donald Trump sosteneva che il Paese non avesse «carte da giocare», ora tutto è cambiato: i partner occidentali valutano l’Ucraina come «fornitrice di sicurezza».
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