Una delegazione iraniana presieduta dal ministro degli Esteri Araghchi sarà a Islamabad nelle prossime ore per riprendere i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce il quotidiano Dawn citando fonti pachistane. Sarebbero quindi maturi i tempi per un nuovo tentativo diplomatico dopo il fallimento, due settimane fa, del primo round.
Il sito Iran International ha confermato che il presidente del Parlamento iraniano e capo del team negoziale, Mohammad Bagher Ghalibaf, si è dimesso a causa di disaccordi interni. Al leader sarebbe stata contestata la decisione di cercare di includere la questione delle armi nucleari nei colloqui con Washington.
Al suo posto potrebbe arrivare Saeed Jalili, ex negoziatore dell’accordo sul nucleare iraniano e membro del consiglio per il Discernimento. Anche lo stesso Araghchi, però, starebbe cercando di assumere in prima persona la guida dei negoziati con gli Stati Uniti.
Si muove Araghchi
Secondo le indiscrezioni, già oggi la delegazione includerebbe il ministro degli Esteri e una piccola squadra negoziale. La notizia arriva a seguito dei colloqui telefonici tra Araghchi, il capo di stato maggiore dell’esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, e con il primo ministro del Pakistan Ishaq Dar; colloqui nel corso dei quali, secondo quanto riferito dallo stesso Araghchi sul suo canale Telegram, si sarebbe discusso degli sviluppi regionali e delle questioni relative al cessate il fuoco.
A Islamabad sarebbe già presente anche una “squadra di logistica e sicurezza” statunitense, i cui membri potrebbero essere i primi interlocutori della delegazione iraniana in attesa dell’eventuale arrivo, in un secondo momento, di Vance, Kushner e Witkoff.
Il mistero sulle condizioni di Khamenei
Resta incerto anche il quadro interno iraniano. Secondo diverse ricostruzioni, tra cui quelle raccolte dal New York Times, Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto gravemente ferito nei bombardamenti del 28 febbraio in cui è morto il padre Ali. La Guida Suprema sarebbe stata sottoposta a più interventi chirurgici, in particolare a una gamba per cui sarebbe in attesa di una protesi, oltre che a una mano, mentre presenta gravi ustioni al volto e alle labbra che rendono difficile parlare. Nonostante le condizioni fisiche, le fonti lo descrivono come lucido e in grado di prendere decisioni, anche se comunica solo tramite messaggi scritti che passano attraverso una rete di intermediari per evitare tracciamenti. Questa situazione avrebbe reso la leadership più “collegiale”, con un ruolo crescente dei Guardiani della Rivoluzione, elemento che potrebbe rallentare o complicare il processo decisionale e i negoziati con Washington.
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