Lo scontro istituzionale tra il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli è esploso definitivamente alla vigilia della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. La tensione, covata da mesi, è culminata oggi con le dimissioni in blocco della giuria internazionale della Biennale, composta dal presidente Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. Una decisione maturata all’indomani della visita degli ispettori, inviati dal ministero della Cultura e incaricati – ufficialmente – di verificare se ci fossero eventuali irregolarità.
Le motivazioni della giuria
Alla base della collisione, oltre alla visita degli ispettori, ci sono le diverse vedute sulla concezione della Biennale stessa. Da un lato, Buttafuoco – così come il Consiglio di amministrazione – che ha sottolineato come le scelte artistiche dell’istituzione non possano essere subordinate al pressing politico. Dall’altro, il ministro Giuli che invece è intervenuto a gamba tesa, quando il mese scorso ha chiesto le dimissioni della consigliera Tamara Gregoretti. Colpevole di aver approvato la partecipazione della Russia.
In quell’occasione il Cda aveva respinto quella che aveva ritenuto un’ingerenza, ribadendo che i consiglieri non rispondono a chi li nomina, ma all’istituzione stessa. Una posizione che, peraltro, aveva visto il sostegno dell’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Lo stesso che ha incalzato Giuli sulla scelta di non partecipare all’inaugurazione della Biennale prevista per il 9 maggio: “Se la decisione autonoma di Colabianchi – ossia il licenziamento di Beatrice Venezi da La Fenice, ndr – è stata gradita, allora dovrebbe essere gradita anche la decisione autonoma di Buttafuoco”.
E così, la 61ª Biennale di Venezia si apre in un clima teso, dove l’arte rischia di essere oscurata dal conflitto istituzionale. Mentre i Leoni, in assenza della giuria, verranno assegnati direttamente dai visitatori. Motivo per cui la cerimonia di premiazione è stata rinviata ufficialmente al 22 novembre, ultimo giorno di apertura della mostra.
Il dibattito sulla partecipazione di Israele e Russia
Il punto di rottura definitivo tra Giuli e l’intero corpo della Biennale è arrivato il 23 aprile, quando la giuria internazionale ha annunciato l’esclusione di Israele e della Russia dai premi della kermesse. Una scelta motivata dalla “responsabilità verso il ruolo storico della Biennale” e con un esplicito riferimento a Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin, accusati di crimini contro l’umanità.
Dopotutto, se Mosca non è vista di buon occhio, ancora meno può esserlo Tel Aviv, altrettanto responsabile della morte di decine di migliaia di civili. Eppure, è a quel punto che la Cultura ha disposto l’invio degli ispettori a Venezia. Il giorno successivo la giuria si è dimessa, trasformando una controversia politica in una crisi istituzionale senza precedenti per l’evento artistico.
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