mercoledì 27 Maggio 2026
Meloni

Così il Governo Meloni ha sprecato i fondi del Pnrr

L'analisi del Financial Times non è incoraggiante. L’utilizzo dei sussidi si è scontrato con la mal gestione e un’amministrazione inefficiente

Da Maria Vittoria Ciocci
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L’Italia è la prima beneficiaria del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con una quota da 194 miliardi di euro. Una scommessa per rilanciare l’economia e non solo. Tra i progetti figuravano la costruzione di asili nido, il potenziamento delle ferrovie, l’accelerazione dell’iter giudiziario, la revisione della pubblica amministrazione ritenuta inefficiente e il nodo della scarsa partecipazione dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro. Ora si avvicina la scadenza per l’utilizzo dei sussidi e il verdetto di Bruxelles sulle politiche del Governo Meloni è avvilente: primi per debito pubblico, ultimi per crescita economica.

“Non abbiamo migliorato il potenziale di crescita e dato che partivamo già da un debito elevato, questo è un grosso problema”, spiega il presidente INPS Tito Boeri al Financial Times, “ci sono stati pochissimi progressi concreti sulle riforme serie”. Mario Draghi, che ha raccolto il testimone dal leader pentastellato dopo la caduta del Conte II nel 2021, aveva definito il Pnrr come uno strumento “trasformativo”. Ma la verità è che nel Belpaese nulla è mutato dal post-pandemia, a causa della mal gestione dei fondi Ue.

Revisioni e poca trasparenza

Questo perché il progetto originale è stato modificato ben sei volte dall’insediamento a Palazzo Chigi del centrodestra. Lo conferma Stefano Firpo, ex funzionario pubblico coinvolto nello sviluppo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un sostegno corrispondente a 72 miliardi di euro in sussidi che, vittima della lentezza decisionale dell’esecutivo, non ha contribuito a contrastare l’inflazione causata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e l’aumento dei costi dei lavori pubblici. “Il piano in vigore oggi è completamente diverso dal piano varato nel 2021” – ha dichiarato Firpo, attualmente direttore generale di Assonime, un’associazione che rappresenta le principali imprese italiane – “In molti di questi progetti, quando ci si chiede dove siano stati riversati questi soldi, la risposta è piuttosto incerta”.

Peraltro la posizione traballante della maggioranza è stata accolta con un’inusuale comprensione da parte della Commissione Ue. “Non è stata molto severa nei controlli. Al contrario, la Commissione ci ha lasciato fare tutto ciò che volevamo”, ha spiegato il consulente di politica economica sotto il Governo Draghi Marco Leonardi. Una forma di indulgenza che tuttavia non esula il Belpaese da una questione nevralgica: secondo l’Eurostat, nel 2025 l’Italia aveva speso solo il 57% dei finanziamenti. E, come sottolinea Leonardo, “il governo non è trasparente su come abbiamo speso i soldi, o su quanti soldi sono rimasti”.

Obiettivi irraggiungibili

Attualmente l’Italia si è assicurata nove delle 10 rate previste dal Pnrr, per un totale di 166 miliardi. Un risultato sul quale il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti rivendica il successo del Governo, sostenendo che Chigi abbia “superato le debolezze strutturali che hanno frenato il Paese per decenni”. Rimane il fatto che, senza fondi Ue, il rischio di recessione sarebbe stato dietro l’angolo. Soprattutto nel 2025. E, nonostante i miliardi ricevuti dall’Ue, l’Italia rimane indebitata, tanto da superare la Grecia entro il 2026.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, insomma, rimane un tema caldo per economisti ed esperti, divisi tra l’urgenza delle riforme e le storiche difficoltà strutturali del Paese. Secondo Boeri, ad esempio, il progetto è apparso sin da subito “iper-ottimista” e “completamente irrealistico”, soprattutto alla luce della nota incapacità italiana di spendere i fondi europei. L’esecuzione del piano, infatti, si è scontrata inevitabilmente con le resistenze burocratiche e con scadenze troppo stringenti: “Anche l’amministrazione più efficiente avrebbe trovato difficoltà nell’attuazione”, ha evidenziato Boeri.

Leggi anche: Meloni attacca Bruxelles per coprire il disastro del governo sull’energia

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