È il Partito Comunista a detenere il potere a Cuba. Questo, solo formalmente. In realtà l’entità che controlla concretamente l’isola è il Grupo de Administración Empresarial (GAESA). Si tratta di un complesso militare creato negli anni Novanta dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Evento al quale seguì una grave crisi economica nel Paese, in quanto l’ex URSS era la prima fornitrice finanziaria e commerciale. L’idea era di affidare alle forze armate il compito di gestire l’amministrazione e il turismo. Un progetto partorito da Raúl Castro – presidente dal 2008 al 2018 –, il quale affidò il ruolo di guida di GAESA al genero Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, che restò in carica fino alla morte nel 2022.
Il suo dominio però si è espanso talmente tanto, da consentire alle élite militari di arricchirsi. Oggi il gruppo GAESA – nelle mani delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Cuba – padroneggia il settore turistico cubano, controllando decine di hotel e villaggi di lusso, ma anche negozi, centri di immersione, zone portuali per gli yacht, stazioni di servizio – ora private del carburante a causa della crisi venezuelana e dell’embargo imposto dagli Stati Uniti –, supermercati, trasporti, agenzie di cambio e invio di denaro, compagnie telefoniche. Si aggiungono l’unica agenzia di viaggi de’ L’Avana, la Banca finanziaria internazionale e il porto di Mariel. Ovunque arrivino dollari ed euro, quindi la valuta straniera più forte, GAESA ha stabilito il suo dominio.
Dai bilanci sembra che il gruppo militare controlli tra il 40 e il 70% dell’economia cubana, ma anche che nell’ultimo decennio sia stato rimpinguato dai soldi pubblici erogati dallo Stato. Tuttavia, il nodo risiede nella trasparenza relativa ai fondi a sua disposizione: non compaiono nei resoconti finanziari del governo e dunque non è chiaro quanto l’entità si sia arricchita nel corso degli anni. Lo sa però – in parte – Washington, che di recente ha sanzionato la presidente di GAESA e generale di brigata Ania Guillermina Lastres Morera e arrestato sua sorella che viveva negli Stati Uniti.
Le inchieste sui bilanci
Data la segretezza sui bilanci di GAESA e la povertà dilagante che mette in ginocchio Cuba, il Miami Herald ha pubblicato nel 2025 dei documenti confidenziali, riferiti al 2024, che evidenziavano un profitto di 2 miliardi di dollari nei soli primi tre mesi dell’anno, che si aggiungevano ai fondi a disposizione del gruppo: oltre 18 miliardi di dollari. Cifra esorbitante che però ha risentito della crisi energetica e dell’embargo statunitense, in quanto fattori che hanno inficiato inevitabilmente sul turismo. Settore determinante per i guadagni del gruppo.
Altre inchieste, pubblicate in seguito, hanno messo in discussione l’analisi del Miami Herald e ridimensionato i fondi a disposizione a 1 miliardo di dollari. Oltre a sostenere che avesse fatto confusione tra la valuta americana e i pesos cubani, dunque gonfiando eccessivamente i ricavi, che in realtà corrispondevano a 800 milioni di dollari.
Ma che il potere cubano sia in realtà nelle mani di GAESA si vede anche nella reazione statunitense. L’amministrazione Trump infatti, spiega il New York Times, punta sullo smantellamento dell’unità economico-militare per ottenere un cambio di regime. Tanto da sanzionare anche le aziende che fanno affari con gli enti sotto il dominio del gruppo. È questo lo scopo dell’Executive Order 14404 del primo maggio.
La famiglia Castro
Come anticipato, Castro affidò la guida di GAESA al genero. In seguito alla sua morte, passò il testimone ad Ania Guillermina Lastres Morera. Quest’ultima aveva un rapporto personale con Raúl Guillermo Rodriguez Castro “El Cangrejo”, nipote di Raul. È lui a essere uno dei primi interlocutori del segretario di Stato Usa Marco Rubio, tanto che l’amministrazione aveva valutato di considerarlo come candidato alla guida di Cuba, in stile Delcy Rodriguezcy nel caso venezuelano. Ma secondo il New York Times c’è un’altra figura particolarmente influente: Oscar Pérez-Oliva Fraga, anche lui pronipote dei fratelli Castro, ora vice primo ministro e responsabile del Commercio. È su di loro che convergono le attenzioni del tycoon, consapevole che il vero potere cubano sia nelle mani dell’esercito e non nelle istituzioni ufficiali de’ L’Avana.
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