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sabato 18 Aprile, 2026
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Claudio Descalzi, Ad Eni ph Ansa

Descalzi scuote l’Ue: “Stop al bando del gas russo, si usi il buonsenso”

L'Ad di Eni ricorda che Bruxelles non ha un piano di sicurezza per far fronte alla crisi energetica e sottolinea il rischio di una recessione. Schlein: "Oggi non acquisterei Gnl da Mosca"

Da Laura Laurenzi
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Acquistare o non acquistare il gas naturale dalla Russia? Al quesito su cui si interrogano Ue e Italia ha risposto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, indicando le risorse di Mosca come le uniche in grado di salvare l’Europa dalla crisi energetica generata dal conflitto in Iran. “In una situazione di questo tipo, vogliamo dire a Bruxelles ‘tergiversiamo sui 20 miliardi di metri cubi dalla Russia, sospendiamo l’Ets?'”, ha dichiarato il manager a margine della Scuola di formazione della Lega a Roma, ricordando che in una situazione come quella attuale è necessario procedere con misure straordinarie.

“Sospendiamo un attimo di darci martellate in testa? Riprendiamo dopo, quando abbiamo l’elmetto”, ha continuato, criticando la linea della Commissione europea di Ursula von der Leyen, che sarebbe eccessivamente “radicale e dogmatica”. Il pericolo è che con queste limitazioni, ovvero con il divieto totale delle importazioni di Gnl russo che scatterà a gennaio 2027 e di quelle via gasdotto in autunno, i singoli Paesi Ue paghino le conseguenze più gravi. “L’Europa dice ‘no, tanto la testa è vostra'”, ha criticato ancora Descalzi, sottolineando che nel Vecchio continente c’è la possibilità che aumenti lo squilibrio tra domanda e offerta a causa della mancanza di forniture di metano provenienti dal Medio Oriente.

Una proposta che ha ovviamente soddisfatto la Lega di Matteo Salvini, che guarda alla Russia già da diverse settimane. Il “no” più convinto arriva invece dalla segretaria del Pd, Elly Schlein: “Oggi come oggi no, non comprerei il gas russo, visto che la guerra criminale contro l’Ucraina è stata scatenata da Vladimir Putin”.

Descalzi e lo spettro della recessione in Italia

“La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz sono l’evento più importante degli ultimi 40 anni”, ha evidenziato, ricordando che dal Qatar provenivano 6 miliardi e mezzo di metri cubi di gas, ora rimpiazzati con le riserve di Angola, Nigeria, Congo e America. La situazione più grave riguarda però il carburante per aerei e il gasolio per l’autotrasporto. L’ad di Eni ha sottolineato la diminuzione drastica della produzione europea, che ha costretto l’Unione a importare il 35% di questi carburanti. In una situazione di crisi come quella attuale, questa dipendenza viene pagata a caro prezzo. “Il weekend scorso il gasolio era esaurito in 600 nostre stazioni di servizio”, ha messo in luce.

Con la chiusura dello Stretto di Hormuz annunciata ieri da Donald Trump la situazione potrebbe aggravarsi, in quanto non arriverebbero in Asia neanche i barili di petrolio che finora l’Iran aveva continuato ad esportare. Un segnale da non sottovalutare è il fatto che dopo l’annuncio della tregua il prezzo del greggio Wti è sceso sotto i 100 dollari, mentre il prezzo dei carichi di petrolio in pronta consegna ha continuato a salire, toccando i 144 dollari al barile.

“Di fronte allo spettro della carenza a comandare gli scambi reali non è più il prezzo, ma la necessità di assicurarsi la disponibilità di greggio”, ha spiegato Descalzi. E con la prolungata chiusura di Hormuz, l’unica soluzione potrebbe essere quella di una riduzione dei consumi di petrolio, ovvero la recessione che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha già evocato.

Leggi anche: Le alternative a Hormuz: l’Arabia Saudita ripristina la via verso il Mar Rosso

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