La crisi tra Stati Uniti e Iran non trova sbocchi diplomatici e mostra un progressivo irrigidimento sul campo. Quella a cui la comunità internazionale assiste è una crisi senza via d’uscita: l’Iran, nonostante il tentativo americano di decapitarlo, appare rafforzato nella sua tenuta asimmetrica, mentre la posizione di Donald Trump si complica sul fronte interno. L’impennata del prezzo del petrolio e il timore di un lungo conflitto pesano negli USA, smentendo le promesse di una campagna rapida.
I blitz sulle petroliere nel Golfo e la controffensiva dei Pasdaran
L’esercito statunitense ha colpito cinque petroliere iraniane: quattro nel Golfo dell’Oman e una vicina all’isola di Kharg, snodo da cui passa oltre il novanta per cento dell’export di greggio di Teheran. Tra queste, la M/T Riesco è affondata avvolta dalle fiamme. L’azione del CENTCOM è giunta come ritorsione ai vettori lanciati da Teheran contro le navi da guerra americane. La risposta iraniana è arrivata immediata: i Pasdaran hanno rivendicato un’operazione nello Stretto di Hormuz dichiarando di aver colpito due navi da guerra USA e altre 18 imbarcazioni. Il blitz è stato condotto “in risposta all’aggressione e alle azioni ostili dell’esercito terroristico americano, che ha attaccato cinque petroliere iraniane nel Golfo Persico”.
Missili sulla Giordania e ultimatum alle monarchie del Golfo
L’escalation ha investito i Paesi vicini. L’Iran ha lanciato missili balistici verso la Giordania per colpire le basi USA: la difesa aerea di Amman ha intercettato 18 vettori, mentre due sono caduti in zone deserte. Parallelamente, i Pasdaran hanno intimato agli equipaggi nei porti di Kuwait e Bahrein di abbandonare le imbarcazioni per imminenti attacchi, cercando di spingere le monarchie del Golfo a negare gli spazi alle forze americane.
Lo scontro con Londra e le prospettive del conflitto
Il confronto si inasprisce anche in Europa con le sanzioni del Regno Unito. L’ambasciata iraniana a Londra ha bollato la decisione come “illegale”, esprimendo “profondo rammarico“ per provvedimenti che finiscono per “approfondire il muro della sfiducia“. La diplomazia di Teheran ha ribadito che l’Iran “è sempre stato fedele al diritto internazionale“ sotto la supervisione IAEA, chiedendo di condannare l’“azione aggressiva” di USA e Israele. Un quadro in cui l’assenza di un canale negoziale lascia i mercati e la regione in balia di un pericoloso stallo.
Le reazioni politiche e la smentita del premier
La pubblicazione dell’inchiesta è coincisa con la chiusura delle liste per le elezioni politiche in Israele, provocando immediate reazioni tra le forze di opposizione. I leader politici Gadi Eisenkot, Naftali Bennett e Yair Golan hanno ripreso le rivelazioni della stampa per sostenere la necessità di un avvicendamento alla guida del governo.
L’ufficio del primo ministro ha respinto integralmente le ricostruzioni giornalistiche, definendole “una menzogna totale. Il primo ministro Netanyahu non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua”. Nonostante le smentite ufficiali, le rivelazioni dell’inchiesta sono destinate a rimanere al centro del dibattito della campagna elettorale.
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