È morto Igor Protti. L’ex attaccante aveva 58 anni e da circa un anno combatteva contro un cancro scoperto in fase avanzata.
Simbolo di Bari e Livorno, «Zar» per i tifosi biancorossi e «Re» per quelli amaranto, Protti lascia oltre 250 gol e un posto speciale nella storia del calcio italiano.
Il messaggio sui social
La notizia è stata annunciata con un comunicato pubblicato sui social dalla famiglia: «Con immenso dolore la famiglia comunica che Igor stanotte ci ha lasciati. Ha voluto lasciarvi questo saluto che come da sue volontà condividiamo».
Poi il messaggio scritto dallo stesso Protti: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio».
La camera ardente è stata allestita dalle 15 nella stanza del commiato Frongillo, al cimitero di Cecina.
La consacrazione a Bari
Nato a Rimini nel 1967, Protti cresce con il pallone tra i piedi. Esordisce nel club della sua città, dove viene lanciato da Arrigo Sacchi, poi passa dal Livorno, dalla Virescit Bergamo e dal Messina, dove prende idealmente il posto di Totò Schillaci dopo il trasferimento alla Juventus.
La consacrazione arriva però a Bari. Con i pugliesi diventa lo «Zar», entra nel cuore della tifoseria e firma una stagione irripetibile. Nel campionato 1995-96 segna 24 gol e vince la classifica cannonieri della Serie A insieme a Beppe Signori.
Il dato resta storico: Protti è l’unico giocatore ad aver conquistato il titolo di capocannoniere della Serie A militando in una squadra poi retrocessa.
Capocannoniere in A, B e C1
Dopo Bari arrivano la Lazio, con cui vince una Supercoppa italiana, il Napoli e la Reggiana. Ma il secondo grande capitolo della sua vita calcistica è Livorno. A 33 anni sceglie di scendere in C1 e lì ricostruisce un’altra leggenda.
Con la maglia amaranto diventa «il Re». Vince due volte la classifica marcatori della C1, poi si ripete in Serie B con 23 gol. Insieme a Dario Hübner, Protti è l’unico attaccante italiano capace di laurearsi capocannoniere in Serie A, Serie B e C1.
Nel 2003 pensa di smettere, ma Livorno lo convince a restare. Con Cristiano Lucarelli forma una coppia storica: insieme segnano 44 gol e trascinano gli amaranto in Serie A. Protti chiude la carriera con un ultimo giro nella massima serie e altri sei gol.
La malattia
Quando Protti ha parlato della malattia, i tifosi amaranto sono andati sotto la sua finestra con uno striscione: «Nel bene. Nel male. Nella lotta. Forza Igor». Messaggi sono arrivati anche da Rimini, Messina, Bari e da tantissime tifoserie avversarie.
Una delle ultime immagini pubbliche è quella del matrimonio della figlia Noemi, a maggio. Protti, già debilitato dalla malattia, ha voluto accompagnarla all’altare, sostenuto dal figlio Nicholas Flavio e mano nella mano con lei. L’ex moglie Patrizia gli aveva dedicato parole piene di affetto: «È stato un matrimonio bellissimo, pieno di amore, di forza, di tenacia. Hai portato nostra figlia all’altare con il cuore pieno di gioia. Sei stato ancora una volta un grandissimo babbo».
Arrivederci, Igor.
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