lunedì 15 Giugno 2026
Giuseppe Conte

È partita la macchina del fango contro il probabile futuro candidato premier Conte

Con la ricostruzione del pranzo tra il leader dei Cinquestelle e l'inviato di Trump, la destra dà lezioni di manipolazione dell'opinione pubblica, modellando a proprio piacimento il profilo degli avversari politici. L'analisi

Da Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

La destra ha attivato di nuovo una macchina del fango contro il Presidente del , Giuseppe Conte, il leader evidentemente più temuto da Meloni.

Il quotidiano “Libero” ha infatti gridato allo scandalo sbattendo in prima pagina l’incontro tra il leader pentastellato e l’inviato di Trump, utilizzando un titolo fuorviante: “Il ritorno di Giuseppi. Conte a tavola con l’amico di Trump”, per accusare Conte di doppiogiochismo.

Accusa che è stata espressa anche dai banchi dell’Aula, attraverso il di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami: “Si va in piazza a manifestare contro gli Usa […] ma poi si va a pranzo con l’emissario speciale di Trump chiuso in una stanza.”

Tornando al titolo di Libero è sì, fuorviante, perché insinua che l’incontro tra Conte e sia stato clandestino, mentre era pubblico; e dipinge il leader pentastellato come un anti-americano.

Niente di più falso, si tratta di una vera e propria manipolazione dell’immagine di Conte, che la destra modella a propria convenienza. Basterebbe guardare ai fatti per far crollare immediatamente le illazioni del centrodestra: durante gli anni di presidenza, Conte non ha mai rifiutato un incontro a , ha sempre sostenuto la Nato e ha sempre ritenuto gli validi alleati.

Da Conte non si è mai mai piegato ai diktat degli alleati: disse “No” a Trump sulla via della seta, disse “No” alla Merkel sul Mes, e ottenne il , parlò di diritti umani a Xi Jinping. Questo, però, non significa considerarli dei nemici da abbattere, ma degli interlocutori con cui dialogare.

La destra dovrebbe capire che ciò che Conte ha il coraggio di fare non è gettare odio nei confronti degli Stati Uniti, ma contestare le di Trump, a differenza dell’accondiscendente Giorgia Meloni.

Lo ha ribadito lo stesso Presidente del Movimento 5 Stelle, in un video in cui ha replicato alle accuse arrivate dal quotidiano della destra: “l’inviato di Trump voleva avere un’opinione più schietta e sincera su come noi italiani vediamo le azioni di Trump, rispetto a chi, come Meloni, dice sempre signor si”.

Ha poi aggiunto “Ho detto di riferire al Presidente Trump che riteniamo completamente illegale l’azione condotta in Venezuela, completamente illegali gli attacchi compiuti in Iran. […] Per me nessuna base deve essere mai fornita, nemmeno per un supporto logistico.”

Conte, quindi, non ha contraddetto la sua posizione, non ha fatto passi indietro, al contrario è stato estremamente coerente: ha aperto il dialogo con un inviato di un Paese alleato e ha criticato gli elementi che non condivide della politica del Presidente statunitense.
Per evitare ulteriori polemiche sterili, qualora dovesse ricapitare, Conte difficilmente rifiuterà un incontro con esponenti vicini all’amministrazione americana e i motivi sono già stati spiegati.

Il fatto

Giuseppe Conte ha incontrato a pranzo, previa richiesta formale tramite lettera, Paolo Zampolli, l’inviato di Trump con le credenziali ufficiali di “Special Envoy of the President Trump for Global Partnerships. L’incontro è finito al centro delle polemiche perchè il leader pentastellato è stato accusato di ipocrisia per essere andato a pranzo con il rappresentante di un Paese che aveva criticato.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook 

Instagram

TikTok

YouTube

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata