lunedì 28 Settembre 2026
Giuseppe Conte

È partita la macchina del fango contro il probabile futuro candidato premier Conte

Con la ricostruzione del pranzo tra il leader dei Cinquestelle e l'inviato di Trump, la destra dà lezioni di manipolazione dell'opinione pubblica, modellando a proprio piacimento il profilo degli avversari politici. L'analisi

Di Redazione
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La ha attivato di nuovo una macchina del fango contro il Presidente del Movimento 5 Stelle, , il leader evidentemente più temuto da Giorgia Meloni.

Il quotidiano “Libero” ha infatti gridato allo scandalo sbattendo in prima pagina l’incontro tra il leader pentastellato e l’inviato di Trump, utilizzando un titolo fuorviante: “Il ritorno di Giuseppi. a tavola con l’amico di Trump”, per accusare Conte di doppiogiochismo.

Accusa che è stata espressa anche dai banchi dell’Aula, attraverso il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami: “Si va in a manifestare contro gli Usa […] ma poi si va a pranzo con l’emissario speciale di Trump chiuso in una stanza.”

Tornando al titolo di Libero è sì, fuorviante, perché insinua che l’incontro tra Conte e Paolo Zampolli sia clandestino, mentre era pubblico; e dipinge il leader pentastellato come un anti-americano.

Niente di più falso, si tratta di una vera e propria manipolazione dell’immagine di Conte, che la destra modella a propria convenienza. Basterebbe guardare fatti per far crollare immediatamente le illazioni del : durante gli anni di presidenza, Conte non ha mai rifiutato un incontro a Donald Trump, ha sempre sostenuto la Nato e ha sempre ritenuto gli Stati Uniti validi alleati.

Da Presidente del Consiglio Conte non si è mai mai piegato ai diktat degli alleati

Disse “No” a Trump sulla via della seta, disse “No” alla Merkel sul Mes, e ottenne il Pnrr, parlò di diritti umani a Xi Jinping. Questo, però, non significa considerarli dei nemici da abbattere, ma degli interlocutori con cui dialogare.

La destra dovrebbe capire che ciò che Conte ha il coraggio di fare non è gettare odio nei confronti degli Stati Uniti, ma contestare le politiche di Trump, a differenza dell’accondiscendente Giorgia Meloni.

Lo ha ribadito lo stesso Presidente del Movimento 5 Stelle, in un in cui ha replicato alle accuse arrivate dal quotidiano della destra: “l’inviato di Trump voleva avere un’opinione più schietta e sincera su come noi italiani vediamo le azioni di Trump, rispetto a chi, come Meloni, dice sempre signor si”.

Ha poi aggiunto “Ho detto di riferire al Presidente Trump che riteniamo completamente illegale l’azione condotta in , completamente illegali gli attacchi militari compiuti in Iran. […] Per me nessuna base deve essere mai fornita, nemmeno per un supporto logistico.”

Conte, quindi, non ha contraddetto la sua posizione, non ha fatto passi indietro, al contrario è stato estremamente coerente: ha aperto il dialogo con un inviato di un Paese alleato e ha criticato gli elementi che non condivide della politica del Presidente statunitense.
Per evitare ulteriori polemiche sterili, qualora dovesse ricapitare, Conte difficilmente rifiuterà un incontro con esponenti vicini all’amministrazione americana e i motivi sono già stati spiegati.

Il fatto

Giuseppe Conte ha incontrato a pranzo, previa richiesta formale tramite , Paolo Zampolli, l’inviato di Trump con le credenziali ufficiali di “Special Envoy of the President Trump for Global Partnerships. L’incontro è finito al centro delle polemiche perchè il leader pentastellato è stato accusato di ipocrisia per essere andato a pranzo con il rappresentante di un Paese che aveva criticato.

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