Il risultato elettorale in Sassonia-Anhalt segna una nuova e inquietante avanzata dell’AfD, arrivata secondo le ultime proiezioni al 44%. Al centro della vittoria c‘è Ulrich Siegmund, 36 anni, candidato alla guida del governo regionale. Se riuscisse nell’impresa, diventerebbe il più giovane premier regionale della storia tedesca e, soprattutto, il primo esponente dell’estrema destra a conquistare una posizione di vertice istituzionale nella Germania del dopoguerra.
Il volto rassicurante
La sua forza sta anche nella capacità di presentarsi come un politico sorridente, accessibile e apparentemente moderato. Migliaia di sostenitori lo attendono per una fotografia, mentre i suoi eventi vengono confezionati con grande attenzione per i social. Abbracci, strette di mano e slogan sulla comunità costruiscono l’immagine di un leader vicino alla gente. I contenuti più radicali dell’AfD, invece, rimangono spesso sullo sfondo. È proprio questa combinazione a renderlo particolarmente insidioso: non il politico urlatore, ma quello capace di trasformare il malcontento sociale in consenso attraverso un linguaggio rassicurante e una comunicazione digitale estremamente efficace.
I legami con l’estrema destra
Dietro questa immagine c’è però una storia politica che solleva interrogativi pesanti. Siegmund partecipò al controverso incontro di Potsdam del novembre 2023, dove Martin Sellner, esponente dell’estrema destra identitaria, illustrò il concetto di “remigrazione”, legato al reinsediamento forzato degli immigrati. La vicenda costò a Siegmund anche la presidenza della commissione per gli affari sociali del parlamento regionale. Nonostante ciò, durante la campagna elettorale ha cercato di accreditarsi come figura più moderata rispetto alle componenti più radicali del partito, senza però prendere nettamente le distanze da esse.
“L’uomo più pericoloso”
Ad agosto Der Spiegel lo ha definito in copertina “l’uomo più pericoloso della Germania”. Un’etichetta che Siegmund ha trasformato in uno strumento di propaganda, arrivando ad autografare e distribuire ai sostenitori le copie della rivista. Il pericolo, dunque, non risiede soltanto nei suoi risultati elettorali. Sta nella capacità di normalizzare l’estrema destra, renderla presentabile e trasformare la rabbia verso i partiti tradizionali in consenso politico. Immigrazione, energia, inflazione e sfiducia nei media pubblici sono i temi sui quali Siegmund intercetta il malcontento. La sua abilità sui social gli consente di parlare direttamente a un elettorato frustrato, evitando spesso il confronto sui contenuti più controversi. La sua ascesa dimostra così quanto sia cambiato il panorama politico tedesco: ciò che per decenni sembrava confinato ai margini può oggi arrivare a un passo dal potere. Ed è proprio questa normalizzazione dell’estrema destra, più ancora dei sorrisi e degli slogan, a rendere Ulrich Siegmund una figura politica da osservare con estrema attenzione.
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