(Adnkronos) – A 71 anni, dopo quasi 60 anni trascorsi a varcare confini musicali, culturali e linguistici (“ho iniziato da bambino“), Enzo Avitabile riceve questa sera il Premio Tenco alla Carriera al Teatro Ariston di Sanremo. E, incontrando i giornalisti poche ore prima di salire sul palco, parla del suo percorso, del legame con Napoli, della nuova scena partenopea e dei suoi nuovi progetti che continuano a muoversi tra ricerca, contaminazione e radici.
Che significato ha il Premio Tenco alla Carriera?
“È un riconoscimento importante di una vita dedicata alla musica. Mi fa piacere perché c’è stata un’attenzione sia ai testi sia alla ricerca musicale. Credo sia uno dei momenti più importanti della mia vita. Queste cose avvengono una sola volta e la consegna di questo Premio Tenco la sto vivendo come uno dei giorni più belli e importanti della mia carriera”.
Se dovesse scegliere una canzone che racconta meglio chi è Enzo Avitabile, quale sceglierebbe?
“Non ci sono mai riuscito. Il mio è stato un percorso inquieto. Ho sempre voluto toccare tutto: la musica scritta, quella sinfonica, la musica strumentale, la forma canzone, la musica popolare e quella che poi diventa world music”.
Che cosa porterà questa sera sul palco dell’Ariston?
“Ho scelto quattro elementi che per me sono fondamentali: la parola, il suono, il gesto e la danza. Ci saranno brani come ‘Don Salvatò’, ‘Tutte quante so’ creature’, ‘Thalassa Cardia’ e ‘Napoli Nord‘. Quest’ultimo è un omaggio alla mia provenienza, a quella Napoli che non è frontale, che non sempre si vede, ma che ha avuto una forza enorme nell’alimentare la musica napoletana”.
Che cosa rappresentano i quartieri di Napoli Nord che evoca spesso nella sua musica, Marianella, Miano e Piscinola?
“Sono luoghi che, pur essendo vicinissimi tra loro, avevano ciascuno una propria identità. Insieme hanno creato un territorio straordinariamente fertile, dove siamo cresciuti io, Mario Musella, James Senese, dove è nato quello che è stato ribattezzato il Neapolitan Power e che fondeva la tradizione napoletana con il rhythm & blues americano. Con la musica abbiamo piantato un fiore che poi è diventato qualcosa di molto più grande. Da lì sono nate esperienze, incontri e linguaggi che hanno contribuito alla bellezza della città”.
C’è qualche artista delle nuove generazioni che apprezza particolarmente o nel quale riconosce una continuità con il suo percorso?
“Più che parlare di eredi, preferisco parlare di artisti che amo. Mi piace molto La Niña, così come i Nu Genea, che trovo autentici e naturali nella ricerca sonora. Poi ci sono Ntò (l’artista che insieme a Luché forma il leggendario duo hip-hop dei Co’Sang, ndr.), Roberto Colella, Tommaso Primo, Dario Sansone, Ciccio Merolla. Sono depositari di una parola e di una tradizione che continua a evolversi. Uscendo da Napoli mi piace molto Sayf”.
A 71 anni questo premio rappresenta un punto d’arrivo o una tappa di un cammino che prosegue?
“No. Lo vivo come il mio primo premio alla carriera, il Pulcinella d’Oro di Marianella: non dormii tutta la notte prima. Ieri ho dormito ma lo vivo con grande gratitudine. E lo dedico alle mie figlie Connie e Angela, al Club Tenco, agli amici che hanno accompagnato il mio percorso, a Federico Vacalebre (il giornalista, capo della redazione Cultura e Spettacoli de ‘Il Mattino’, che stasera gli consegnerà il premio all’Ariston, ndr.) che ha raccontato tutto mentre succedeva e alla mia città, alla quale sono profondamente legato”.
Nei giorni scorsi ha espresso sostegno alla protesta degli autotrasportatori. Come guarda alle mobilitazioni sociali e al disagio che esprimono?
“Il mio non voleva essere né un comizio né un giudizio. Ho semplicemente detto di fare attenzione a tutte le persone che lavorano e vengono schiacciate. L’autotrasporto è fondamentale. Ho voluto unire la mia voca alla richiesta allo Stato di tempi certi e soluzioni immediate per problemi che riguardano la vita quotidiana delle persone”.
A che cosa sta lavorando in questo periodo? Ci sono nuovi progetti in arrivo?
“Fra poco andremo in Marocco per un concerto importante. Poi vedremo. Sto lavorando ad un album con musicisti africani ma si prenderà il tempo che ci vorrà. Con la musica non ho mai ragionato per categorie o programmi rigidi. Le cose arrivano quando devono arrivare”, conclude. (Dall’inviata a Sanremo Antonella Nesi)
—
spettacoli
webinfo@adnkronos.com (Web Info)





