Le Borse mondiali sono crollate e i prezzi dell’energia sono esplosi dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele in Iran. Gli investitori hanno venduto azioni e titoli per comprare oro e altri beni considerati più sicuri. Il prezzo di petrolio e gas sono schizzati, mentre l’economia mondiale entra in crisi.
La causa principale è la guerra e il blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, fondamentale per il commercio di petrolio: da qui passa circa un quinto del greggio mondiale. Navi petrolifere, carichi di gas e portacontainer restano bloccati ai lati dello stretto. Le grandi compagnie di trasporto devono deviare le rotte su percorsi più lunghi, con ritardi e costi più alti.
I prezzi dell’energia hanno reagito subito. Nel weekend il petrolio è aumentato del 10%, superando i 70 dollari al barile. All’apertura dei mercati regolamentati, il Brent ha sfiorato gli 80 dollari (+9%), il WTI statunitense è salito a 72,81 dollari (+8,6%). Il gas ha reagito ancora più forte: ad Amsterdam i future sul Dutch TTF sono saliti del 20%, arrivando a 38,5 euro. Per l’Europa, che dipende dal gas importato dal Medio Oriente, questa impennata può avere effetti molto pesanti su famiglie e imprese.
L’aumento della produzione deciso dall’Opec+ non basta. L’aggiunta di 200 mila barili al giorno per aprile è troppo poca per compensare il blocco dello stretto. Gli esperti temono che il petrolio possa arrivare fino a 100 dollari al barile se la crisi continua. Il gas potrebbe salire ancora di più, mettendo l’Europa in difficoltà. Una crisi militare che rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi economica globale, con effetti su prezzi, trasporti e approvvigionamenti energetici in tutto il mondo.
