giovedì 13 Agosto 2026
Giovanni Malagò. ANSA_Daniel Dal Zennaro

Figc, Malagò è il nuovo presidente: «Insieme possiamo fare tutto»

L'ex numero uno del Coni è stato eletto con il 68,58% dei voti, superando Giancarlo Abete, fermo al 29,17%: «Ho un solo scopo: fare grande l'Italia»

Di Giustino Marai
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Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’ex numero uno del Coni è stato eletto con il 68,58% dei voti, superando Giancarlo Abete, al 29,17%. Le schede bianche sono state il 2,25%.
Emozionato, Malagò ha promesso una gestione collegiale: «Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto».

«Non sono un Papa nero»

Prima del voto, Malagò aveva respinto l’immagine di calato dall’alto. «Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo: fare grande l’Italia», ha detto all’assemblea.
Il nuovo presidente ha riconosciuto le difficoltà del calcio italiano e il peso dell’incarico: «Ho sentito tante grida di dolore, problematiche di carattere strutturale, ma va detto che se io oggi sono qui è solo perché Gravina ha deciso di dimettersi». Poi il riferimento alla sua sportiva e dirigenziale: «Forse hanno pensato che tutto quello che ho fatto in altri ambienti si possa ripetere in Figc. Pur non avendo mai avuto l’ansia, sento fortissimo il peso delle responsabilità».

«Mettiamo da parte i personalismi»

Nel finale dell’intervento, Malagò ha insistito sulla necessità di ricomporre le divisioni interne. «Dovessi essere eletto, mettiamo da parte i personalismi. Tutti i miei grandi percorsi, Aniene, Coni e Milano-Cortina erano torri di Babele e abbiamo raggiunto l’unanimità».
Il programma parte dai nodi storici del movimento: «I problemi sono sempre gli stessi: impiantistica, sgravi fiscali, scommesse, decreti. La parola giovani però è sempre ricorrente». Malagò ha citato anche la riforma Zola e la necessità di rendere la federazione «fonte di ispirazione», promettendo una nuova fase: «Le nostre radici non sono solo nostalgia, ma devono diventare uno stimolo per il . Vi farò sentire orgogliosi di andare verso una nuova epoca del calcio italiano».

Un raccordo tra Figc e Nazionale

Uno dei primi dossier sarà la costruzione di una figura tecnica forte tra presidente federale e commissario tecnico. Secondo l’idea sostenuta anche dall’Assocalciatori, serve un con credibilità di campo e competenze dirigenziali, capace di contribuire alla scelta degli allenatori delle Nazionali e di dialogare con il ct dell’Italia maggiore.
Il nome più evocato è quello di Paolo Maldini, legato a Malagò da un rapporto personale e sportivo. Nelle ultime ore è circolato anche il profilo di Frederic Massara, dopo l’esperienza alla . Solo dopo questa scelta si entrerà davvero nel vivo della nomina del nuovo ct, che potrebbe richiedere ancora alcune settimane.

Giovani, stadi e risorse

Sul piano politico ed economico, Malagò vuole aprire subito un confronto con il governo. Il primo tema è il ritorno del Decreto Crescita, o di uno strumento analogo, per agevolare l’arrivo di grandi giocatori dall’estero.
Poi il capitolo scommesse: cancellazione del di pubblicità sul betting e introduzione di una quota dei ricavi delle puntate sulle partite da destinare al calcio. L’obiettivo dichiarato è reinvestire queste risorse nei settori giovanili e nelle , anche di base.
Dentro il nuovo progetto federale potrebbero trovare spazio anche Sara Gama, non come vicepresidente ma con un ruolo diverso, e Luca Bergamini in Club Italia.

Riconfermato il Consiglio federale

Contestualmente all’elezione del presidente, si è votato anche per il Consiglio federale, che è stato confermato in blocco. Per la Serie A ci sono Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta. Per la Lega B c’è Antonio Gozzi, per la Lega Pro Giulio Gallazzi.
La Lega Nazionale Dilettanti sarà rappresentata da Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini e Giuliana Tambaro. Per gli atleti, eletti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama. Per i tecnici, Giancarlo Camolese e Silvia Citta.
Ora per Malagò e i consiglieri comincia la parte più difficile: trasformare il consenso dell’assemblea in risultati diversi da quelli cui abbiamo assistito negli ultimi anni, in campo e fuori.

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